Notizie Giuridiche

Vaccini: va indennizzato chi si ammala.

Il fatto che il contagio sia statisticamente raro non significa che questo sia improbabile: occorre valutare gli elementi del caso concreto per stabilire se l'insorgenza della poliomielite, sebbene fosse un fatto poco frequente, sia stata causata dalla vaccinazione.

Nell’ambito dell’indennizzo previsto dalla legge 210 del 1992 non si può rigettare la richiesta giustificando il rifiuto poiché manca un alto grado di probabilità statistica del fatto che la causa della patologia risieda nella somministrazione del vaccino.

Leggi di più sull'indennizzo della legge 210/92

La corte di cassazione con l’ordinanza numero 25119 pubblicata il 24 ottobre 2017 ha annullato la sentenza della Corte d’appello di Palermo che aveva negato l’indennizzo ad una persona affetta da poliomelite e che lamentava di aver contratto questa grave patologia a seguito di una vaccinazione avvenuta nel 1959.

La vicenda giudiziaria

La vicenda giudiziaria è molto lunga e complicata.

L’indennizzo viene negato sia in primo grado che in appello, ma quest’ultima sentenza viene cassata con rinvio nel 2013.

All’esito del nuovo giudizio d’appello l’indennizzo viene negato ancora una volta, in quanto, secondo la nuova C.T.U. si ritiene che l’insorgenza della poliomielite pur potendo essere attribuibile alla somministrazione del vaccino di tipo Salk – effettuata quando il ricorrente aveva sette anni – doveva ritenersi una mera probabilità con una esigua ricorrenza statistica.

Il ricorrente impugna ancora una volta la decisione di fronte alla suprema corte, lamentando tra gli altri motivi l’errore in cui sarebbe incorso il giudice del rinvio che avrebbe confuso “la debole probabilità di ricorrenza del nesso causale con la frequenza statistica” perché non è la scarsa frequenza di un fatto a rendere poco probabile che esso si verifichi”.

Un fatto non può dirsi più o meno probabile solo perché si verifica con una bassa frequenza: occorre invece verificare se vi sono le condizioni per cui quel fatto si verifichi per determinarne la probabilità. La frequenza statistica, quindi, serve solo a qualificare un fatto come frequente o raro, non di certo più o meno probabile.

La decisione della Cassazione

La corte di cassazione ritiene fondato questo motivo di ricorso poiché la stessa sentenza impugnata ha dato atto della sussistenza delle condizioni per le quali il contagio da vaccino antipolio si potesse verificare, salvo poi negare l’indennizzo sulla base della scarsa frequenza statistica con cui il contagio si verifica.

Come chiarito dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite proprio in questa materia, l’interessato deve provare, a seconda dei casi, l’effettuazione della terapia trasfusionale ho la somministrazione vaccinale, il verificarsi dei danni alla salute il nesso causale tra la prima i secondi, da valutarsi secondo un criterio di ragionevole probabilità scientifica. Per definire la causalità materiale, a differenza dell’ambito penale (ove vige il principio dell” << oltre ogni ragionevole dubbio >> ) in ambito civile vige il principio del “più probabile che non”.

Per tale ragione la regola della certezza probabilistica non può essere ancorata esclusivamente alla determinazione quantitativa e statistica delle frequenze di classi di eventi (cosiddetta probabilità quantitativa), ma va verificata riconducendo il grado di fondatezza all’ambito degli elementi di conferma disponibili nel caso concreto (cosiddetta probabilità logica).

Nel caso concreto quindi in un ragionamento presuntivo vi sono elementi significativi che devono essere considerati: a) la sintomatologia paralitica e insorta dopo la somministrazione del vaccino nei tempi previsti dalla scienza; b) risulta inverosimile che il contagio sia stato per contatto; c) risulta altresì che nella prima fase di produzione del vaccino Salk vi sono stati problemi di inattivazione del virus.

La ricorrenza di questi elementi, nell’ottica del principio giurisprudenziale enunciato dalle sezioni unite, consente di superare lo scoglio rappresentato dalla scarsa frequenza statistica, per ritenere sussistente, in base ad argomentazioni logiche, il nesso di causalità.


Spetterà ora ai giudici del rinvio uniformarsi a questo principio di diritto, con l’auspicio che questa vicenda si concluda favorevolmente per il ricorrente, la cui patologia di per sé non aveva alcun bisogno di una odissea giudiziaria come questa.

Tags

Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti

 

Comodamente su Messenger.

Il servizio è gratuito e puoi cancellarti quando vuoi.

Solo le informazioni che contano, niente pubblicità.