Leggi e sentenze

Tribunale di Napoli, IV Sezione Civile, Sentenza n. 3422/2017 depositata il 16 marzo 2017.

Condominio: puzza e rumore intollerabili. I cani vanno allontanati.

Oggetto: cani in condominio.
Per un approfondimento sull’argomento:
Nota alla sentenza;
La disciplina degli animali in condominio;
Il regolamento di condominio.

Sentenza n. 3422/2017

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Tribunale Ordinario di Napoli
IV SEZIONE CIVILE

Il Giudice, dott. Pietro Lupi, ha pronunziato la seguente

SENTENZA

nella causa iscritta al n. 18834/2011 R.Gen.Aff.Cont. assegnata in decisione all’udienza 21/10/2016 con la fissazione del primo dei termini previsti dagli artt. 190 e 281 quinquies c.p.c. scaduto il 20 dicembre 2016

TRA
CONDOMINIO di VIA X., n. , Pal. X., NAPOLI,
in persona dell’amministratore p.t., Dott. G. R. (c.f.: X.), elett.te dom.to in Napoli al Corso Vittorio Emanuele, n. 42, presso lo studio dell’Avv. Maurizio Parlato (c.f.: X.) dal quale è rappresentato e difeso in virtù di procura a margine dell’atto di citazione/in calce all’atto di citazione
– ATTORE

E
M. A., c.f.: X., nata Venafro (CE) il X. 1963, res.te in Napoli alla Via X., is.X., C. C., nata a Paterno l’X. 1930 e res.te in Napoli alla Via X., n., e M. G., c.f.: X.
– CONVENUTI CONTUMACI

Oggetto: altri rapporti condominiali; immissioni.

Conclusioni: all’udienza del 21/10/2016 era presente il procuratore dell’attore l’Avv. Maurizio Parlato per parte attrice il quale conclude come da atti e chiede assegnarsi al causa a sentenza”.

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Le domande del Condominio sono in parte fondate e devono essere accolta per quanto di ragione.

Il Condominio di Via X. Napoli (d’ora in poi, per brevità solo “il Condominio”) ha convenuto in giudizio i coniugi G. M. e C. C. e la loro figlia A. M. esponendo:

– che il condominio in questione è costituito da un fabbricato sito in Napoli alla via X. n. , isolato , in un Parco privato dall’esclusivo contesto residenziale e che al piano terra-primo del menzionato fabbricato vi è l’immobile di proprietà dei signori G. M. e C. C. M., con annesso giardino, attualmente occupato dalla loro figlia sig.ra A.M.;

– che dall’appartamento in questione si propagano continui rumori, esalazioni ed odori fastidiosi, a tutte le ore del giorno e della notte, per tutte le zone condominiali del predetto fabbricato, sino all’interno degli appartamenti di proprietà esclusiva degli altri condomini e che tali rumori ed esalazioni sono dovute alla presenza, all’interno dell’appartamento occupato dalla sig.ra A. M., di numerosi animali domestici, tra cui almeno una decina di cani di grossa taglia, i quali abbaiano continuamente sia all’interno dell’appartamento, sia nel predetto giardino;

– che tali rumori (continuo ed ingiustficato abbaiare dei cani), esalazioni ed odori molesti, turbano la quiete condominiale ed influiscono sull’igiene della collettività, superando la normale tollerabilità ed obbligando i condomini a tenere sempre chiuse le porte e le finestre dei propri appartamenti; durante il periodo estivo, per necessità di maggiore areazione dei locali, tali disturbi – in termini di latrare di cani e folate maleodoranti- aumentano e vanno, incontestabilmente, ad incidere sul diritto alla quiete dei condomini, sul loro diritto al riposo, nonché sul fondamentale, e costituzionalmente garantito, diritto alla salute degli stessi;

– che il Condominio attore ha dedotto, inoltre, che il continuo abbaiare dei cani crea, inoltre, un continuo e fastidioso effetto rimbombante all’interno delle zone condominiali, quali androne, ingresso, vano scala etc.; nelle stesse zone, inoltre, vi è continuamente un forte ed insopportabile tanfo proveniente sempre dall’appartamento della sig.ra M., il tutto con la conseguente violazione del diritto dei condomini alla fruizione pacifica ed indisturbata dei beni propri e di quelli appartenenti alla collettività condominiale;

– che la situazione di insofferenza dei condomini è provata dalla raccomandata del 7.10.2010, con la quale i singoli condomini sollecitano l’Amministratore ad adottare ogni e più opportuno provvedimento idoneo a risolvere “una problematica gravissima che intacca la qualità della vita, la salute ed il valore stesso delle nostre proprietà” (Vedi racc., del 7.10.2010 depositata agli atti);

– che con la stessa raccomandata i condomini hanno sollecitato l’Amministratore, in virtù della normativa codicistica ad intervenire per ottenere il “ripristino della normalità” della vita condominiale;

– che il Regolamento Condominiale del Condominio sito in Napoli alla via X,. n. , prevede espressamente, all’art. 18, che: “gli appartamenti devono essere destinati al solo uso di onesta e decorosa abitazione o uffici. È vietato destinare appartamenti, cantine e garages all’esercizio di qualsiasi industria, commercio, ambulatorio, sanatorio, alberghi, pensioni, fittacamere, eccetera, comunque ad uso contrario alla tranquillità, decenza, buon costume e carattere signorile delle palazzine”;

– che lo stesso Regolamento, all’art. 21, precisa, inoltre, che: “è vietato ai condomini di tenere animali molesti e pericolosi e che comunque possano arrecare danno o disturbo”;

– che, “in via subordinata, nella denegata ipotesi in cui il Giudice adito non dovesse ritenere sussistente la predetta violazione del regolamento condominiale, va rilevato che dalle suesposte argomentazioni si evince che, nel caso concreto, risulta evidente anche una violazione dell’art. 844 c.c. In proposito la costante giurisprudenza ha, infatti, affermato che la disposizione dell’art. 844 c.c., pur essendo collocata nel titolo del codice che disciplina il diritto di proprietà, ed in particolare, nel capo relativo sociale, anche a quegli altri rapporti che hanno per oggetto diritti diversi da quello di proprietà e così si è affermato che tale norma è applicabile anche nei rapporti tra condomini, quando uno di essi, nel godimento della cosa propria o anche comune, dia luogo ad immissioni moleste e dannose nella proprietà dell’altro e/o nella proprietà condominiale”.

Il Condominio concludeva in citazione chiedendo:

  1. accertata e dichiarata la violazione del regolamento condominiale da parte dei signori G. M., C. C. ed A. M, emettere ogni e più opportuno provvedimento idoneo a ripristinare il rispetto del predetto regolamento condominiale ed a garantire la quiete condominiale, l’igiene della collettività condominiale e la facoltà di fruire pacificamente ed illimitatamente degli spazi condominiali, con ogni pronuncia consequenziale;
  2. per l’effetto condannare i signori G. M., C. C. ed A. M. ad attenersi alle disposizioni del regolamento condominiale con il conseguente allontanamento dei predetti animali molesti dall’edificio condominiale, con ogni pronuncia consequenziale;
  3. condannare i signori G. M., C. C. ed A. M., in solido ovvero ciascuno per quanto di proprio onere e/o responsabilità, al pagamento delle spese, diritti ed onorari del presente procedimento, con ogni pronuncia consequenziale.

I convenuti, ritualmente citati, non si sono costituiti in giudizio e con ordinanza del 22.11.2011 il giudice ne ha dichiarato la contumacia. Interrogati formalmente i tre convenuti, personalmente comparsi in udienza, ed espletata una prova testimoniale con l’escussione di quattro testimoni, è stata disposta una consulenza tecnica di ufficio nominando l’Ing. F. B., specializzato in Acustica Ambientale presso la Scuola di Acustica dell’Università di Ferrara ed iscritto all’Albo del Tecnici Competenti in Acustica della Regione Campania (delibera n. 5151 del luglio 1999) con il n. 001. Depositato l’elaborato, il Condominio ha precisato le conclusioni come in epigrafe trascritto.

Occorre innanzitutto procedere alla qualificazione della domanda.

Il Condominio attore ha proposto due domande, tra loro subordinate, la prima volta a fare accertare la violazione del regolamento condominiale (art. 18 e 21) e che radica nel tribunale la competenza a conoscere dell’intera controversia (art. 40, co. VI, c.p.c. e Cass. 1064/2011), la seconda volta a fare accertare le intollerabili immissioni ai sensi dell’art. 844 c.c. provenienti dall’immobile dei convenuti, con conseguente condanna in entrambi i casi dei convenuti al ripristino della quiete condominiale, dell’igiene della collettività condominiale attraverso l’allontanamento degli animali molesti dall’edificio. Si deve osservare che la seconda domanda è articolata solo nella parte espositiva dell’atto introduttivo (come sopra testualmente riportata) e non anche nelle conclusioni. Tuttavia, è orientamento pacifico nella giurisprudenza di legittimità che “l’interpretazione della domanda giudiziale va compiuta non solo nella sua letterale formulazione, ma anche nel sostanziale contenuto delle sue pretese, con riguardo alle finalità perseguite nel giudizio. Pertanto, non può ritenersi nulla la citazione per omessa determinazione dell’oggetto della domanda, essendo necessario, per simile valutazione, che il “petitum” sia del tutto omesso o risulti assolutamente incerto, ipotesi che non ricorre quando il “petitum” sia individuabile attraverso un esame complessivo dell’atto, tenendo presente che, per esprimerlo, non occorre l’uso di formule sacramentali o solenni, poiché è sufficiente che esso risulti dal complesso delle espressioni usate dall’attore in qualunque parte dell’atto introduttivo (Cass. 18783/1999; Cass. 20294/2014)”. Non vi possono essere, quindi, dubbi sul fatto che il Condominio abbia proposto, sebbene non ripetuta nelle conclusioni, anche una domanda volta a fare accertare l’esistenza di immissioni intollerabili ai sensi dell’art. 844 c.c..

La domanda principale del Condominio non può essere accolta. Invero, occorre premettere, innanzitutto, in ordine alla posizione processuale dei convenuti, che «la contumacia è un fatto processuale che determina specifici effetti, espressamente previsti e disciplinati dalla legge, ma non introduce deroghe al principio dell’onere della prova, pertanto dalla contumacia del convenuto non possono ritenersi incontroversi o pacifici i fatti dedotti ma non provati dall’attore (così Cass. 560/82)» ed ancora che «la contumacia del convenuto, di per sé sola considerata, non può assumere alcun significato probatorio in favore della domanda dell’attore, poiché, al pari del silenzio nel campo negoziale, non equivale ad alcuna manifestazione di volontà favorevole alla pretesa della controparte, ma lascia del tutto inalterato il substrato di contrapposizione su cui si articoli il contraddittorio (Cass. 3056/82; Cass. 2410/1985; Cass. 2427/1987; Cass. 10554/1994; Cass. 5919/1997; Cass. 93/1998; Cass. 282/2001; Cass. 10948/2003; Cass. 10947/2003; Cass. 28293/2009; Cass. 2 51/2010; Cass. 14860/2013)». Pertanto, dalla contumacia dei convenuti non si può dedurre alcun argomento che avvalori le asserzioni del Condominio. Ciò premesso un regolamento condominiale per poter comprimere le facoltà di uso dei cespiti di proprietà esclusiva vietando determinati usi nonché la presenza di animali, deve avere natura contrattuale, cioè deve essere adottato dall’originario costruttore unico proprietario ed accettato dagli originari acquirenti dei singoli cespiti (oppure deve essere approvato da tutti i condomini), e per la sua applicazione, in caso di mancata trascrizione, è sufficiente che sia stato fatto riferimento allo stesso nei singoli di acquisto, in modo che possa ritenersi conosciuto o accettato in base al detto richiamo (Cass. 17886/2009).

Il Condominio attore ha sostenuto che il regolamento ha natura contrattuale ed ha prodotto copia del medesimo ma non anche il verbale di deposito di cui, tuttavia, si fa menzione da parte del notaio in calce all’ultima pagina. Non ha prodotto neppure la nota di trascrizione. Se si può convenire sulla natura contrattuale considerato che il regolamento risulta firmato dal solo G. L. (le palazzine si trovano all’interno del “Parco L.”) il quale presumibilmente deve identificarsi con l’originario costruttore ed unico proprietario all’epoca del complesso edilizio, si deve, invece, rilevare che, da un lato, non vi è prova della sua trascrizione ai fini dell’opponibilità ai successivi aventi causa (la data del 25 giugno 1940 è quella della registrazione e non della trascrizione), dall’altro, non è stato prodotto l’atto di acquisto da parte dei convenuti M. e C., o di loro danti causa, al fine di verificare se comunque, nonostante la mancata prova della trascrizione, all’interno di questi atti vi fosse un richiamo a detto regolamento.

Per questi motivi, in mancanza della prova dell’opponibilità ai convenuti, le norme di cui agli artt. 18 e 21 del regolamento, in quanto limitative delle facoltà di godimento dell’immobile di proprietà esclusiva dei medesimi, non possono essere poste a fondamento della domanda principale del Condominio. Si aggiunga che la nuova disciplina del Condominio introdotta a far data dal 18 giugno 2013 in corso di causa dispone, con il nuovo ultimo comma dell’art. 1138 c.c. che il regolamento condominiale non può vietare di possedere o detenere animali domestici, norma di carattere imperativo che deve ritenersi applicabile anche ai regolamenti antecedenti alla sua entrata in vigore. Rigettata la domanda principale esaminare la domanda subordinata proposta dal condominio ai sensi dell’art. 844 c.c..

Questa disposizione è applicabile anche negli edifici in condominio nell’ipotesi in cui un condomino nel godimento della propria unità immobiliare o della parti comuni dia luogo ad immissioni moleste o dannose nella proprietà di altri condomini (Cass. 3090/1993) o – si può aggiungere – nella proprietà comune. Ritiene, infatti, il giudicante che la legittimazione attiva o, meglio, la titolarità attiva competa nella fattispecie in esame all’amministratore del Condominio, autorizzato all’azione dall’assemblea del 20.10.2010, limitatamente alla tutela dalle immissioni di rumori ed odori che si propagano sulle parti comuni dell’edificio e non anche nelle proprietà esclusive né può il medesimo agire a tutela di diritti personalissimi come quelli alla salute dei singoli condomini, loro conviventi, inquilini ed ospiti. E d’altronde in citazione il Condominio chiarisce in più punti che la tutela viene richiesta (anche) per le zone condominiali del fabbricato ledendo il comportamento dei convenuti la “fruizione pacifica e indisturbata dei beni propri e di quelli appartenenti alla collettività condominiale” e determinando la “incontestabile insalubrità dei locali comuni e tutti gli ambienti condominiali”. Per questo motivo è stato chiesto al CTU di verificare l’esistenza di immissioni di rumori e di odori intollerabili nell’ingresso del fabbricato, nell’androne del medesimo e nel vaso scale. Le operazione peritali si sono svolte per un lungo arco tempo, con tredici accessi dal 6 giugno 2013 al 3 dicembre 2015. Le attività del consulente hanno confermato quanto avevano riferito i quattro testimoni in ordine alla presenza di circa 10- cani nell’appartamento e nel giardino dei convenuti oltre ad un imprecisato numero di volatili all’interno dell’appartamento. In sostanza nell’immobile dei convenuti è gestito un vero e proprio canile privato con gabbie e reti, il tutto in un contesto residenziale silenzioso e di estrema signorilità. Si tratta degli stessi riscontri riportati nell’Ordinanza Sindacale del 30.10.2007 e nella lettera della ASL Area Sanità Pubblica Veterinaria del 24.03.2011 al Direttore dei Servizi Veterinari. Pur dopo tanto tempo il problema è ancora esistente nonostante le modifiche alle gabbie apportate dai convenuti al termine del periodo in cui si sono svolti gli accessi. Le pertinenti valutazioni del consulente hanno consentito anche di accertare che i cani sono tenuti in ambienti molto angusti e agli stessi con tutta probabilità vengono somministrati farmaci per ridurli in uno stato di torpore. Di seguiti si riportano ampi passi della relazione tecnica di ufficio poiché sono dalla lettura degli stessi è possibile comprendere la situazione dei luoghi, le immissioni di rumori ed odori e le condizioni in cui versano gli animali. Scrive il CTU in ordine al contesto dei luoghi: “… il rumore prodotto dal traffico sulle vicine arterie stradali si sente molto poco. Gli unici eventi rilevanti sono dovuti al passaggio di auto o moto che percorrono il viale di accesso al parco, in salita. Ma si tratta di eventi che, per forza di cose, sono radi. In sintesi si tratta di un edificio che non è su fronte strada, ma in un parco che per come è costituito è di per se in un luogo schermato dalla rumorosità esterna. L’unica rumorosità che si è riscontrata è quelle delle poche automobili dei residenti che arrivavano o lasciavano il viale, e l’abbaiare di qualche cane isolato, all’interno di uno dei giardinetti al piano terra (analoghi a quello di M.) degli altri edifici. Ma si evidenza che l’edificio più vicino è ad almeno 40 metri, e che il giardino di M., proprio perché è incassato nel terreno in pendenza è assai poco visibile. Questo viene specificato per eliminare il dubbio che i cani “si possano chiamare”, innescando un abbaiare distribuito nel parco. Questo non si è mai riscontrato. Si tratta in definitiva, di un luogo molto silenzioso. Non è secondario per le indagini richieste evidenziare che si tratta anche di un’area signorile dove la normale condizione dei luoghi è la convivenza tranquilla, e dove pur nella prolungata attività non sono mai risultate situazioni chiassose, venditori ambulanti, ecc.“.

Significative sono le valutazioni del CTU in ordine al contesto in cui le sue indagini si sono svolte ed alle condizioni in cui erano tenuti i cani: “si premette, tuttavia, di descrivere le condizioni in cui si sono svolte le indagini perché le risultanze devono essere valutate in rapporto al contesto in cui si sono svolte. Al primo accesso quello che risultava dall’osservazione del giardino era di un ambiente pulito e … controllato. La presenza del CTU che stazionava sul ponticello in effetti ha provocato la reazione chiassosa di alcuni dei cani (3 setter ed 1 volpino, sicuri, più altri 2 cani “nascosti” ed un altro cane all’interno dell’appartamento, vicino la veranda) ma subito dopo i cani sono stati richiamati da una voce ed acquietati temporaneamente. La questione è andata avanti ogni volta che ci si fermava sul ponticello, oppure se arrivava una macchina nei pressi del ponticello. L’unico più restio a questo controllo era un cane volpino, che negli accessi successivi è stato poi spostato, non più a vista ma ancora ben distinguibile per l’abbaiare dell’animale. Sta di fatto che il CTU è risultato riconosciuto, anche perché pochi minuti dopo l’inizio delle attività peritali al primo accesso, un uomo è uscito dall’appartamento M. incrociando e guardando il CTU. In concreto ogni volta il CTU si presentava in una modo evidente (e si tenga conto che si doveva mettere lo strumento all’interno dell’area condominiale, sul pianerottolo, in un’area di passaggio con le inevitabili domande, commenti ecc) si evidenziavano comportamenti quali l’attenzione a richiamare a voce i cani, l’uso sistematico della pompa ad acqua e del sapone (di tipo con forte odore di agrumi) per lavare il pavimento del giardino, l’uso di sostanze diffuse con spray all’interno dell’appartamento M. di cui, fuori dalla porta di ingresso, nel pianerottolo condominiale, si sentiva distintamente l’odore coprente ma anche del tutto estraneo al contesto. Gli stessi cani, che si descriveranno nel seguito, poi si è compreso che erano tenuti per lo più chiusi nelle “cucce” munite di serrature, intendendo delle costruzioni in legno a forma di cubo, di dimensioni molto piccole. Queste cucce risultano poste all’interno delle gabbie, le quali erano quasi tutte in posizione nascosta o coperte da incannucciate o tettoie opache. Queste gabbie sono in sostanza lo spazio vitale dei cani, dove in determinate situazioni (per mangiare) vengono fatti uscire. Altri cani venivano poi tenuti dentro l’appartamento. Di uno in particolare, sicuramente di grossa taglia (per l’altezza e la forza dell’abbaiare), si vedeva il muso uscire dall’apertura delle finestre. Anche il volpino a volte veniva tenuto in casa. E’ anche possibile che ci fosse un altro cane all’interno e che si trovasse difficoltà a distinguerlo dall’altro. Per cui, come si vedrà. Il CTU a dovuto attendere per intercettare queste situazioni, durante le quali si esplicitava la reale consistenza di animali, ed anche richiedere a diversi condomini di accedere ai loro appartamenti per potere guardare e valutare la parte di giardino che dall’esterno non era visibile.

Ma è il comportamento dei cani che ha sollevato molti dubbi sulla normalità delle loro condizioni di cattività. Il fatto è che se al 1° accesso hanno mostrato una forma di vivacità (si controllata, ma comunque c’era una reazione) successivamente la maggior parte delle volte i cani visibili erano stesi a terra ed erano assolutamente restii a qualsiasi reazione. In diverse occasioni il CTU ha intenzionalmente rumoreggiato, senza ottenere alcune reazione delle bestie; ed una volta ha usato delle piccole pietre, lanciandole nelle vicinanze dell’animale accucciato, per provocarne una reazione forzata. E pure in questo episodio il setter è rimasto steso a terra. Questa situazione di apatia si sviluppava soprattutto dopo che gli animali avevano mangiato, situazione che si realizza 2 volte al giorno, con la prima intorno alle 7:30 – 8:30. Prima di mangiare i cani erano sicuramente più reattivi, ma dopo mangiato apparivano “spenti”. Da quanto riscontrato le situazioni di sistematico clamore, e massimo rumore, si realizzano: 1. durante la distribuzione del cibo (2 volte al giorno) e 2. durante l’assenza dei padroni di casa, occasione in cui i cani iniziano ad agitarsi ed abbaiare appena i padroni si allontanano sul ponticello. A queste situazioni standard poi si aggiungono degli eventi non preventivabili a priori, quali appunto che i cani restano soli, o l’arrivo nei pressi di un altro animale, ma anche l’attraversamento del ponticello da parte di qualcuno (anche se a volte fanno baccano ed altre volte no). Durante questi eventi i cani possono abbaiare insieme, anche prolungatamente, oppure singolarmente”. Il numero dei cani (10- ) è stato accertato dal CTU con difficoltà attesa l’impossibilità di accedere alfimmobile M. ed, infatti, il medesimo aveva ritenuto che il numero, rispetto a quanto dichiarato dal Condominio e dagli attori, fosse stato ridotto ai primi accessi ma scattando foto dall’alto nell’ultimo periodo, il 21 maggio 2014 scopre, ad esempio, che “i setter (cfr.: foto n. 30) sono 4, eppure dopo tutto il tempo passato nello svolgimento delle indagini non si era mai potuto costatare questo numero. Ed è per questa ragione che il CTU ritiene errata la valutazione fatta durante gli accessi, in cui si riteneva ridotto il numero di animali: non sussistevano elementi certi per affermarlo. E bastato avere una prospettiva differente e si scoprono altri cani, anche in spazi tanto ridotti di non valutarlo possibile e da essere indotti a scartarlo come ipotesi. La ragione per cui si è, con gravità, valutato possibile l’uso di tranquillanti per i cani è che sarebbe veramente innaturale tenere degli animali in spazi ristretti, se non angusti, senza immaginare uno stato d’ansia, con conseguente problematiche comportamentali. Ed è anche una prassi molto diffusa. Basti cercare su internet i termini «tranquillanti per cani» oppure «tranquillanti per cani che abbaiano troppo» e si scopre un’offerta impressionante e variegata, e una problematica molto sentita. Studiando le offerte ed i forum si riscontra che gli effetti collaterali di questi tranquillanti sono la sonnolenza, l’apatia e la letargia. Che poi sono gli aspetti comportamentali che sono stati descritti anche nei verbali. Ed in effetti l’uso di questi sistemi è accompagnato da molte precauzioni, come anche che alcuni prodotti vengono reclamizzati proprio perché se ne può utilizzare per periodi prolungati. In definitiva la variabilità descritta nei verbali del numero di cani e del loro comportamento durante il lungo tempo di svolgimento dell’indagine, ad un’analisi progressiva dei dati e delle situazioni che si sono osservati, e dalle indagini effettuate, non risulta sufficientemente motivata dai riscontri. È più concreto il fatto che la minore visibilità e la maggiore tranquillità fossero dovuti ad una segregazione forzata alla vista e all’uso di medicinali di uso corrente per calmare gli animali con problematiche comportamentali”. Ma il numero dei cani emerge oltre che dalla visione diretta di parte degli esemplari da una valutazione logica che il consulente riesce ad effettuare sulla base della quantità di cibo preparata per il pasto; ha rilevato, infatti, che si vede un uomo che versa un 1/3 del contenuto del secchio con il pastone in due ciotole per servire quattro setter; il che sta a significare che vi sono almeno altri 6-8 cani da sfamare. Senza contare – dice il CTU – che i secchi sono due.

Scrive ancora il CTU: “Con un diverso campo visivo si sono individuate almeno 2 cucce nella parte “nascosta” del giardino con almeno 2 rottweiler; altre 2 cucce (una determinata e l’altra valutata presente per gli spazi e le distanze) dietro l’incannucciata (dove si sono visti stretti stretti 2 cani, per cui ce ne devono essere altri che occupano il resto del volume); poi ci sono i 4 setter; e i cani all’interno dell’appartamento (quello grosso di cui si è visto solo il muso, forse un altro simile ed il volpino). Si tratta di almeno 10- cani, e si deve considerare che questo numero prevede 2 cani per cuccia, ma “la densità” il “superaffollamento” che si può ricavare dalle foto è sicuramente maggiore. Sostanzialmente è un canile. Ed allora i due secchi di pastone trovano una concreta giustificazione“.

Quanto ai volatili il CTU ha rilevato: “quella degli uccelli è una questione a sé. In effetti non si sono mai visti ma si sono sentiti, in particolare nel pianerottolo condominiale in corrispondenza della porta di ingresso deH’appartamento M.. Non si è trattato solo del cinguettio, che in verità non è mai risultato insistente, ma soprattutto dell’odore che era inequivocabilmente di escrementi. A volte risultava particolarmente intenso (e disgustoso); mentre altre volte era frammisto a odori “coprenti” di disinfettante e profumazione agli agrumi. Anche durante le due giornate in cui personale di una ditta esterna si attivava per la pulizia delle aree condominiali, quindi con utilizzo di disinfettanti e saponi, nonostante questo “contributo” riusciva ancora a distinguersi e a dominare, almeno nei primi tre piani. Tuttavia la cosa più sorprendente che il CTU riporta come testimonianza, ma che lascia egli stesso incredulo, è che a volte si riusciva a sentire il battito veloce di ali dietro la porta, ma non proveniente sempre dallo stesso punto, (come sarebbe stato se fosse provenuto dal volo in una gabbia), ma spostarsi orizzontalmente per uno spazio elevato, quasi per l’intera larghezza dell’ambiente. Come se gli uccelli fossero liberi di muoversi senza gabbia“.

Fatta questa premessa in ordine al contesto dei luoghi ed alle condizioni in cui si sono svolte le operazioni, il CTU ha effettuato quattro misurazioni strumentali: il 17 luglio 2013, l’8 novembre 2013, il 14 maggio 2014 ed il 21 maggio 2014. Le misurazioni sono avvenute dal pianerottolo condominiali al primo piano e da quello al quinto piano. Le misurazioni hanno fornito valori altissimi sforando i limiti sia del criterio della normale tollerabilità di creazione giurisprudenziale sia quello pubblicistico dell’ammissibilità.

Quello che rileva in questa sede è comunque il primo criterio. Invero, la Corte di Cassazione, anche alla luce dell’orientamento espresso dalla Corte costituzionale (ord. n. 103 del 2011), ha avuto modo di affermare, in più di un’occasione (Cass., 27 aprile 2015, n. 8474; Casa., 16 ottobre 2015, n. 20927), che, in tema di immissioni acustiche, la differenziazione tra tutela civilistica e tutela amministrativa mantiene la sua attualità anche a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 6-ter del decreto-legge n. 208 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 13 del 2009, al quale non può aprioristicamente attribuirsi una portata derogatoria e limitativa dell’art. 844 cod. civ., con l’effetto di escludere l’accertamento in concreto del superamento del limite della normale tollerabilità, dovendo comunque ritenersi prevalente, alla luce di una interpretazione costituzionalmente orientata, il soddisfacimento dell’interesse ad una normale qualità della vita rispetto alle esigenze della produzione. Quindi, quanto al primo – scrive il CTU – il “criterio della Normale Tollerabilità,…, non prevede distinzioni sulle aree di interesse. Basta che sia una proprietà privata ben identificabile. E su queste aree il limite, di giorno e di notte, indistintamente, è sempre di 3 dB(A) oltre il Livello del Rumore di Fondo. Pertanto per ognuno dei punti scelti, nelle diverse condizioni di rumorosità presente nell’area, si deve determinare se l’immissione rispetta questo limite. Il criterio dell’Ammissibilità si basa invece sui limiti assoluti di zona definiti dal Comune, la Zonizzazione Acustica. Inoltre prevede dei campi di esclusione e dei valori al di sotto dei quali non si deve determinare il valore differenziale dell’immissione. Rispetto alla classificazione acustica dell’area, nel Piano di Zonizzazione del Comune di Napoli, di cui lo stralcio che interessa è riportato in figura 03, l’area dove sono posti gli impianti e i ricettori è collocata nell’area 46, «Parco O.», classificata come Zona III, «area di tipo misto». I termini possono essere rintracciati alla pag. 41 del Piano di Zonizzazione Acustica del Comune di Napoli, Relazione – Parte Seconda”. Pertanto la verifica dell’ammissibilità della rumorosità prodotta dagli impianti consiste nel rispetto dei seguenti limiti: limite assoluto di emissione diurno 55dB, notturno 45, limite assoluto di immissione diurno 60dB, notturno 50dB, differenziale di immissione 5dB diurno, 3dB notturno. Significativo è quanto descritto dal CTU in occasione delle misurazioni dal pianerottolo al primo piano delle scale condominiali ed, in particolare, i suoi commenti che evidenziano la gravità della situazione dal punto di vista acustico (ed anche delle condizioni in cui sono tenuti gli animali): “le indagini nel punto più esposto sono state controverse. La vera discriminate è che la posizione del fonometro tradiva la presenza del CTU e, in un modo o nell’altro, ci si adoperava per calmare e controllare gli animali. Si riconoscono due distinte situazioni: quella del 2014-05-14, molto più rumorosa, e la situazione del 2014-05-21 in cui sembrava addirittura che le gabbie fossero vuote (ma valgono le considerazioni basate sui riscontri successivi, già descritti). Le misure del 2014-05-14 si caratterizzano per il maggiore contributo all’immissione; dei cani che stavano dentro l’appartamento M., ed anche ad un vociare interno alle scale significativo. Questo ha comportato un Rumore di Fondo più elevato di quanto già costatato. Nella misura 0001 la “mitragliata” costante è tutta del volpino (anche se il CTU non è sicuro che sia tale, ma sicuramente è un cane di piccola taglia dal pelo chiaro) che non dà pace, martoriando con picchi cadenzati di 41.0 dB(A) su un Rumore di fondo di circa 29 dB(A) (si veda la figura successiva). Un martellare con dB(A) di immissione, durante tutta la misura è difficile da sopportare, eppure si tratta dell’immissione meno intensa.
Infatti emergono periodicamente anche i cani nelle gabbie esterne, ed anche il cane grande interno all’appartamento. Tra i primi ci sono le gabbie nascoste con i rottweiler, che sono hanno un latrato meno continuo e più gutturale, si addebitano valori di picco dell’ordine dei 55-57 dB(A), ovvero immissioni di 28 dB(A) di picco (e con che timbro!). Il grosso cane dentro casa, proprio perché così vicino, arriva a 67 dB(A), ovvero ad immissioni di picco di 38 dB(A) (una cannonata! Si sobbalza). Quelli delle gabbie a vista sono più morigerati: in media danno 41 dB(A), ma con picchi a 47-51 dB(A), per cui si deve valutare che danno una immissione in media di dB(A), e di 18-22 dB(A) di picco. Basta guardare il profilo sonoro in figura per riconoscere la sovrapposizione degli eventi rumorosi dovuti ai cani da quello di fondo. Quest’ultimo, a causa del vociare non ha un profilo costante (la curva dei minimi infatti sale e scende) ma pur sempre si lascia superare con forza dalla rumorosità dei cani. Nella misura 0002 per fare partire la misura si è atteso che i cani iniziassero ad abbaiare per l’arrivo del cibo. Ed è per questo che l’inizio è cosi brusco. Il rumore di fondo vale 26.3 dB(A) e si ricava dalla stessa misura considerando solo i tratti senza marcatore. Si noti che per l’intera misura il valore del LAF95 è praticamente lo stesso. Questo conferma che le immissioni sono tutte di tipo impulsivo, che dà pochi contributi al Rumore di Fondo. I valori che si raggiungono in media in questa fase sono di 51.2 dB(A) con picchi di 57.4 dB(A), a cui corrispondono valori dell’immissione di ?25 dB(A), in media, e 31.1 dB(A) di picco. Si vuole ricordare che il limite della normale tollerabilità è di 3 dB(A) sul rumore di fondo, mentre qui il valore dell’immissione è di 30 dB(A). Non si tratta di 10 volte in più perché la scala è logaritmica, ma è 1000 volte più grande. Più bassi i livelli che si raggiungono negli altri eventi della stessa misura. Il cane piccolo all’interno dell’appartamento M. è sempre intorno a 39 dB(A), per cui genera immissioni (costanti e ripetute!) di .7 dB(A). Veramente sembra una sorgente artificiale. I cani nelle gabbie, a causa della posizione del pianerottolo, più incassato rispetto al livello del terreno, fanno sentire più attutita la loro voce, con 35.5-39.2 dB(A), ovvero con immissioni di 9.0- .0 dB(A). La misura 0003 si è svolta intercettando un vero e proprio abbaiare esplosivo e violento dalle gabbie esterne a cui si è unito anche il grosso cane all’interno dell’appartamento. Si tratta di un evento mai più riscontrato ma che ha prodotto, senza alcuna variazione delle condizioni al contorno, valori di picco dell’ordine di 74.2 dB(A) con valori dell’immissione che raggiunge, considerando il valore di 26.5 dB(A) per il Rumore di Fondo, l’incredibile valore di 47.7 dB(A)! Valore tremendo, parossistico. Una situazione non dissimile anche per la misura 0004, in cui si riconosce la mitragliata costante del cane isolato dentro l’appartamento M., con immissioni di -15 dB(A), a cui, periodicamente si aggiungono l’abbaiare di gruppo dei cani nelle gabbie esterne, con valori del LAeq di 41.4-43.3-43.9-45.3, ovvero immissioni che vanno da a 13.4 a 17.3 dB(A), in media. La valutazione si è basata su un valore del Rumore di Fondo di 28 dB(A). La misura 0005 si è svolta a cavallo della distribuzione del pastone agli animali, e come era previsto sono risultate situazioni parossistiche dovuta all’agitazione e all’abbaiare insieme dei cani. Si osservi che in questa misura, pur con un profilo così frastagliato (si guardi la successiva figura) e con variazioni molto marcate, i valori di LAF95 di tutta la misura e quello di LAF95 del solo tratto centrale, in cui non ci sono le attività dei cani, sono estremamente vicini: 31.2 contro 30.8 dB(A). Per definizione il Rumore di Fondo deve essere considerato di 30.8 (31.0) dB(A), ma questo aspetto rimarca che la caratteristica principale della bailamme che producono i cani è che si tratta complessivamente di rumori impulsivi. Questi ultimi non danno un contributo rilevante al valore statistico LAF95, ed è per questo che cambia così poco. Invece l’LAeq ne viene completamente stravolto: passa da 52.7 a 37.5 dB(A). Ma se sono impulsivi si deve aggiungere anche il fattore peggiorativo +5.0 dB(A) alle immissioni determinate sperimentalmente, già di per se molto elevate. In questa misura la fase di distribuzione del cibo dura circa 6 minuti, durante i quali ci si mantiene su 55-56 dB(A), ovvero con una immissione di 25 dB(A). Considerando le fotografie 27#30 del maggio 2015, che mostrano la stessa situazione, si può restare increduli che quel tipo di attività possa raggiungere valori tanto elevati in media! Ed è questa la ragione delle valutazioni espresse sulla anormalità del comportamento dei cani e sulla constatazione che venivano tenuti chiusi in angustie cucce per “nasconderli”. Nel 2014 c’erano gli stessi cani ma la dinamica nel 2015 è totalmente diversa. Difficile non considerare l’uso e l’effetto di tranquillanti. Si osservi che superata la fase parossistica, gli animali si sono calmati per un po’ e poi ricominciano a dare segni di vitalità quelli delle gabbie esterne che “si chiamano” innescando un botta e risposta, con valori di LAeq che vanno da ?48 a ?53 dB(A), a cui corrispondono immissioni comprese tra 17.0 e 22.0 dB(A). Si tratta sempre di valori troppo alti e lontani dai limiti. L’ultima del giorno 2014-05-14 è la misura 0006 che si caratterizza da una lunga serie di latrati dei cani della gabbia grande a vista. L’attività dura circa 3 minuti continuativi con valori di LAeq medi di 46.0 dB(A). Anche considerando un Rumore di Fondo ricavato dalla stessa misura risulta pur sempre una immissione di 13.4 dB(A). In definitiva dalle misure del 2013-07- 17 a quelle del 2014-05-14, pur constatato un attento controllo da parte di M. sui cani, pronti ad un richiamo e a non lasciarli fare, si deve anche riscontrare che i valori delle immissioni prodotte dai cani sono macroscopiche e, in alcuni casi, veramente terribili. Dopo si è passati alle misure del 2014-05-21 dove tutto è cambiato. Basta leggere il verbale. Sembrava che i cani fossero pochissimi e che fosse inutile svolgere misurazioni. L’unico rumore maggiormente evidente proveniva dalla rampa scala ed era generato da alcune persone che parlavano nell’androne. In effetti nella misura 08, estraendo la parte prodotta dai cani, si ricavava che era paragonabile o di poco superiore alle altre rumorosità presenti. Basta guardare il profilo sonoro e confrontarlo con la figura precedente per restare increduli nel pensare che è la stessa condizione valutata a distanza di pochi giorni e che è così macroscopicamente superiore ai limiti della normale tollerabilità. Il problema sembrava risolto, e leggendo il verbale dell’8 aprile 2015 si ritrovano tutti gli elementi già descritti precedentemente, ma che, a parere del CTU, erano valutazioni errate dello stato dei luoghi. Saranno poi gli accessi di maggio dello stesso anno, e la disponibilità fortuita di ulteriori e migliori punti di osservazione che hanno permesso al CTU di determinare che la situazione è sostanzialmente congelata e non risolta, e tutto si basa su una innaturale e forzata gestione degli animali ma con un potenziale che appare sostanzialmente integro. Anzi, dopo gli ultimi lavori, è anche rafforzato”. Dopo queste osservazioni e misurazioni il CTU ha concluso affermando, quanto al criterio della tollerabilità che è quello seguito dalla giurisprudenza attenendo quello dell’ammissibilità a valutazioni di natura pubblicistica e non ai rapporti tra i privati (tra molte e da ultimo Cass. 1606/2017), “che le immissioni riscontrate, che si sono attivate spontaneamente e senza forzature da parte del CTU, superano e di molto i limiti della normale tollerabilità. A tale scopo si fa presente che le determinazioni numeriche sono state ottenute parzializzando i contributi dei diversi cani, senza considerarli solo e soltanto in gruppo. Ebbene se 1 solo cane produce latrati che superano quanto meno i 10 dB(A), il potenziale disturbante di 10- cani (che sono il minimo che si è riscontrato) non può che essere molto più elevato.

L’estensione temporale di queste immissioni dipende solo dal livello di controllo e di gestione da parte di M.. La situazione sembrerebbe congelata e non risolta, con una capacità di produrre rumore molto alta; mentre persistono le problematiche igienico sanitarie connesse alla segregazione in spazi limitati (le cucce) per mascherare la reale consistenza degli animali”. Quanto al criterio dell’ammissibilità, per quanto in questa sede possa valere, il CTU conclude affermando che “sulla base dei risultati ottenuti il latrare dei cani produce una rumorosità che NON rispetta i limiti della normativa pubblicistica. In particolare il limite assoluto di emissione e il limite differenziale non vengono rispettati. Considerando anche il coefficiente correttivo, i risultati, propri per i valori più alti deve ulteriormente peggiorare“. Questo quanto ai rumori che di propagano nelle zone condominiali.

Quanto agli odori, il CTU, premettendo che non esistono scale e sistemi di misurazione di riferimento adottati dalla normativa, scrive: “per il caso in esame non si è ritenuto necessario determinare le concentrazioni delle sostanze presenti. Troppo spropositato sarebbe stato l’impegno per rappresentare una evidenza sconcertante. Leggendo i verbali si riscontrerà che il CTU ha sempre trovato un odore di sterco di uccelli (ed altro) che è molto forte nei primi 3 piani e vicino il pianerottolo dell’ingresso secondario. Spesso a questo odore pungente (e piuttosto stomachevole) si sovrapponeva un odore di detersivo o profumazioni coprenti, spesso agrumati. La sorgente di questi odori era senza dubbio la porta di ingresso dell’appartamento M.. Gli escrementi e l’odore dei cani posti esternamente non veniva sentito nelle aree condominiali indicate dal mandato. Tutto l’odore veniva sempre dalle fessure intorno alla porta di ingresso. Per la valutazione della tollerabilità di questa immissione i due esempi riportati ad inizio capitolo sono determinanti“.

Aggiunge e conclude il CTU: “Si può anche entrare nella questione della misurazione mediante descrizione degli odori. Ad esempio applicando le Linee Guida della Regione Piemonte «Inquinamento olfattivo da cottura di alimenti» che sfrutta una norma più generale americana, adatta a tutti i contesti. Particolarmente rilevante è la tabella che rappresenta la scala di intensità degli odori, che qui di seguito si riporta: Al primo piano e nell’androne, vicino le scale, l’intensità va da «forte» a «distinto», negli altri 2 piani superiori è «distinto». E questo ogni volta che si è fatto un sopralluogo.

Ma la vera determinazione si basa sul riconoscimento del contesto sociale in cui si sviluppano queste immissioni. In un parco signorile, silenzioso, isolato dal clamore della città ci può essere spazio per valutare tollerabile l’odore di guano e sterco sulle scale di un fabbricato e nei pressi delle porte di ingresso delle abitazioni degli inquilini? Per il CTU non è possibile. Si tratta di una immissione estranea al contesto, ingiustificata oltre che disgustosa, inaccettabile socialmente, e come tale deve essere riconosciuta non tollerabile“.

L’articolato e approfondita indagine peritale oltre ad evidenziare la sottoposizione delle aree condominiali ad immissioni di rumori ed odori non tollerabili incidendo negativamente sul loro godimento da parte dei condomini, mostra anche le condizioni gravemente critiche in cui vengono tenuti questi animali, che, seppure non oggetto della domanda, devono orientare questo giudice nella modulazione del contenuto della decisione di condanna.

In conclusione, la domanda subordinata del Condominio deve essere accolta e, per l’effetto, deve essere dichiarato che dalla proprietà dei convenuti M. G. e C. C. (che in sede di interrogatorio formale hanno riconosciuto di essere proprietari), occupata dalla loro figlia M. A., si propagano nelle zone condominiali immissioni intollerabili di rumori e di odori.

Seguendo le indicazioni del CTU che ha escluso per la conformazione dei luoghi e per le caratteristiche dei rumori e degli odori ogni possibilità di schermatura occorre riportare la situazione nei limiti accettabili per un immobile destinato ad abitazione e, quindi, deve disporsi la condanna dei tre convenuti, in solido tra loro, all’allontanamento in via definitiva dal loro immobile di tutti i cani presenti, ad eccezione di due cani (da scegliersi a cura dei convenuti, o, in mancanza, secondo le modalità disposte dal giudice dell’esecuzione, così contemperando i diritti dei condomini e di quelli alla compagnia di animali dei convenuti) e di tutti i volatili detenuti in cattività nella proprietà esclusiva ad eccezione di due volatili (da scegliersi a cura dei convenuti, o, in mancanza, secondo le modalità disposte dal giudice dell’esecuzione) e ad eseguire costanti interventi di pulizia nella stessa.

Alla soccombenza segue la condanna dei convenuti, in solido tra loro, al pagamento in favore del Condominio attore delle spese di lite, ivi comprese quelle di CTU già versate dal Condominio, spese che si liquidano in dispositivo di ufficio ai sensi del DM 55/2014 considerando la controversia di valore indeterminabile e sulla base della notula prodotta.

P.Q.M.

  1. Il Tribunale di Napoli, quarta sezione civile, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulle domande proposte dal Condominio di Via X., n. , Pai. , Napoli, nei confronti di M. A., M. G. e C. G., con atto di citazione notificato l’8-9 giugno 2011, così provvede:
    rigetta la prima domanda;
  2. in accoglimento per quanto di ragione della domanda subordinata, dichiara che dalla proprietà dei convenuti M. G. e C. C, occupata da M. A., si propagano nelle zone condominiali immissioni intollerabili di rumori e di odori e, per l’effetto, condanna i tre convenuti, in solido tra loro, ad allontanare in via definitiva dal loro immobile di tutti i cani presenti, ad eccezione di due cani (da scegliersi a cura dei convenuti, o, in mancanza, secondo le modalità disposte dal giudice dell’esecuzione) e di tutti i volatili detenuti in cattività nella proprietà esclusiva, ad eccezione di due volatili (da scegliersi a cura dei convenuti, o, in mancanza, secondo le modalità disposte dal giudice dell’esecuzione), e ad eseguire costanti interventi di pulizia nella stessa;
  3. condanna M. A., M. G. e C. G., in solido tra loro, al pagamento in favore del Condominio delle spese di lite che qui si liquidano in Euro 10.343,00 per compensi ed Euro 424,48 per spese vive, oltre ad Euro 10.311,65 per spese di CTU ed oltre rimborso spese generali (15% sui compensi),
    CPA ed IVA come per legge.

 

Così deciso in Napoli, il 16/03/2017.
Il Giudice (dott. Pietro Lupi)

Questa è una trascrizione del provvedimento originale.
Tags

Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti

 

Comodamente su Messenger.

Il servizio è gratuito e puoi cancellarti quando vuoi.

Solo le informazioni che contano, niente pubblicità.