Leggi e sentenze

Tribunale di Messina, Sentenza n. 1037/2017 pubblicata il 11 aprile 2017

Contravvenzioni al Codice della Strada - Termine di Prescrizione - Decorre dalla commessa violazione

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI MESSINA – I sezione civile

Il presidente della I sezione civile del Tribunale di Messina, dott.ssa Caterina Mangano, in funzione di giudice monocratico, ha reso la seguente

SENTENZA

nella causa iscritta al N. 6107 del Registro Generale Contenzioso 2013

TRA
R. S. s.p.a., già S. S. s.p.a., Agente per la Riscossione per la Provincia di Messina, in persona del Direttore Generale rappresentata e difesa dall’Avv. N. I., elettivamente domiciliato in Messina, Viale x;
APPELLANTE

E
Avv. C. R., nato a Messina il x/1956, rappresentato e difeso dall’avv. V. V., elettivamente domiciliato in Messina, Via x;

PREFETTURA -Ufficio Territoriale del Governo di Messina, in persona del Prefetto pro tempore;
APPELLATI

avente per oggetto: Opposizione ord. ingiunzione ex artt. 22 L689/1981 (violazione codice strada).

IN FATTO ED IN DIRITTO

Con atto notificato in data 16 ottobre 2013, R. S. s.p.a. proponeva appello avverso la sentenza emessa dal Giudice di Pace di Messina in data 20 giugno 2013, a mezzo della quale era stato accolto il ricorso in opposizione depositato nell’interesse dell’Avv. C. R. avverso l’intimazione di pagamento notificata dalla R. S. s.p.a., già S. S. s.p.a. in data 22 giugno 2012 a fronte del mancato pagamento della somma portata dalla cartella esattoriale notificata in data 19 agosto 2003 per l’importo di euro 354,81 relativo ad un verbale di contravvenzione elevato dalla Prefettura di Messina per violazioni del codice della strada.
A fondamento della decisione, il primo giudice rilevava che la Prefettura di Messina avesse omesso di dimostrare la regolarità della notifica del verbale presupposto alla cartella di pagamento, a fronte della deduzione del ricorrente secondo cui detto verbale non gli fosse mai stato notificato. Riconosceva, inoltre la fondatezza dell’eccezione di prescrizione del diritto a conseguire la somma indicata in verbale, per avere la S.S. s.p.a. notificato l’intimazione di pagamento opposta dopo nove anni dalla notifica della cartella prodromica.

Ciò premesso, la R. S.s.p.a. proponeva appello sulla base di due motivi.

Con il primo, deduceva di avere dato prova della regolare notifica della cartella presupposta all’intimazione di pagamento impugnata.
Rilevava che il ricorrente avrebbe dovuto contestare l’omessa notifica del verbale di contravvenzione proponendo ricorso ex art. 22 legge n. 689/1981 entro sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento e non del successivo avviso di intimazione.

Deduceva, in via subordinata, che essa R. S.s.p.a. non avrebbe dovuto essere ritenuta responsabile sulla base del fatto che l’ente impositore non aveva dimostrato la regolarità della notifica del verbale di contestazione, considerata la propria estraneità alla fase di accertamento della sanzione e di notifica del verbale di contravvenzione.

Con il secondo motivo di gravame, l’appellante si doleva del fatto che il primo giudice avesse accolto l’eccezione di prescrizione, posto che, trattandosi di un fatto estintivo successivo alla formazione del titolo esecutivo, formato dal verbale di contestazione della violazione, la stessa avrebbe dovuto essere vagliata in sede di giudizio di opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c.

Deduceva, in ogni caso, l’infondatezza dell’eccezione atteso che la R. S.s.p.a., con riferimento alla cartella di pagamento di cui trattasi, aveva già provveduto a notificare un’intimazione di pagamento in data 3 giugno 2008, con la conseguenza che, rispetto all’intimazione di pagamento oggetto del presente giudizio, notificata in data 22 giugno 2012, non era ancora maturato il termine di prescrizione quinquennale.

Ciò premesso, l’appellante chiedeva che, in via principale, venisse annullata la sentenza appellata e dichiarata l’inammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado e, in via gradata, esso venisse rigettato. In via ancora subordinata, chiedeva che venisse annullata la sentenza appellata nella parte in cui ne veniva disposta la condanna al pagamento delle spese di lite ed, in ogni caso, chiedeva che venisse ordinata la restituzione della somma di euro 288,68 corrisposta da essa appellante a titolo di spese processuali.

Con memoria depositata in data 13 gennaio 2014, si costituiva in giudizio l’Avv. R. contestando la fondatezza dell’appello e chiedendone il rigetto con il favore delle spese.

La Prefettura di Messina non si costituiva in giudizio nonostante la regolarità della notifica dell’atto introduttivo.

Precisate le conclusioni davanti al giudice monocratico designato in sostituzione del titolare, all’udienza del 20 marzo 2017, le parti rinunciavano alla concessione del termini di cui all’art. 190 c.p.c. e la causa veniva assegnata a sentenza.

Va dichiarata la contumacia dell’appellata Prefettura di Messina.

L’appello è infondato e deve essere disatteso.

Con il primo motivo, l’ente appellante non contrasta l’assunto dell’intimato, recepito dal primo giudice, relativo alla omessa notificazione del verbale di contestazione della violazione, ma deduce che detta doglianza avrebbe dovuto essere fatta valere mediante ricorso ex art. 22 legge n. 689/1981, avverso la cartella di pagamento e non avverso il successivo avviso di intimazione. Tuttavia, l’appellante non fornisce alcuna dimostrazione in ordine alla regolarità della notificazione della cartella esattoriale, ovvero in ordine alla esecuzione di quegli adempimenti da cui deriva il perfezionamento della notifica per il destinatario. Secondo quanto allegato da R. S.s.p.a. davanti al primo giudice, la cartella esattoriale sarebbe stata notificata a mezzo del servizio postale e si sarebbe perfezionata per compiuta giacenza.

Per ciò che attiene al destinatario, occorre far riferimento, nella notificazione a mezzo posta, alla L. n. 890 del 1982, art. 8, che detta la disciplina specifica per i casi in cui l’agente postale non possa recapitare il plico per temporanea assenza del destinatario o per mancanza, inidoneità o assenza delle altre persone legittimate a riceverlo. La norma citata prevede che, nelle evenienze suddette, il piego sia depositato lo stesso giorno presso l’ufficio postale preposto alla consegna o presso una sua dipendenza e che del tentativo di notifica del piego e del suo deposito sia data notizia al destinatario, a cura dell’agente postale preposto alla consegna, mediante avviso in busta chiusa a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento. L’avviso deve contenere l’indicazione del soggetto che ha richiesto la notifica e del suo eventuale difensore, dell’ufficiale giudiziario al quale la notifica è stata richiesta e del numero di registro cronologico corrispondente, della data di deposito e dell’indirizzo dell’ufficio postale o della sua dipendenza presso cui il deposito è stato effettuato, nonchè l’espresso invito al destinatario a provvedere al ricevimento del piego a lui destinato mediante ritiro dello stesso entro il termine massimo di sei mesi, “con l’avvertimento che la notificazione si ha comunque per eseguita trascorsi dieci giorni dalla data del deposito e che, decorso inutilmente anche il predetto termine di sei mesi, l’atto sarà restituito al mittente”. Trascorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al secondo comma della norma appena detta, senza che il destinatario o un suo incaricato ne abbia curato il ritiro, l’avviso di ricevimento è poi restituito al mittente in raccomandazione con annotazione in calce, sottoscritta dall’agente postale, della data dell’avvenuto deposito e dei motivi che l’hanno determinato, dell’indicazione “atto non ritirato entro il termine di dieci giorni” e della data di restituzione. In base alla disposizione introdotta, nel testo della norma, dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, art. 2, “la notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata di cui al secondo comma ovvero dalla data del ritiro del piego, se anteriore“.

Ora nella specie, come sopra osservato, difetta la prova del perfezionarsi della notifica per il destinatario della cartella esattoriale, per cui l’intimazione di pagamento oggetto di opposizione costituisce il primo atto avverso il quale l’avv. R. ha potuto dedurre la mancata notificazione dell’atto prodromico rappresentato dal verbale di contestazione.
Ciò chiarito, ed avuto riguardo alla circostanza secondo cui la violazione del Codice della Strada si sarebbe verificata nell’anno 2000, è certa l’intervenuta prescrizione del diritto a riscuotere le somme dovute per la violazione, atteso che, in tema di violazioni al codice della strada, il comma 1 dell’art. 28 l. n. 689/1981, stabilisce che il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni indicate dalla stessa legge si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione e che la prescrizione inizia a decorrere dal giorno della violazione amministrativa, ciò perché il diritto di credito dell’amministrazione alla somma di danaro costituente la sanzione amministrativa pecuniaria sorge direttamente dalla violazione, la quale si pone come fonte dell’obbligazione, mentre l’ordinanza di pagamento ha l’effetto di determinare la somma dovuta.

Ne consegue che la prescrizione si riferisce non solo al diritto di riscuotere la sanzione pecuniaria, ma anche al potere dell’amministrazione di applicare la sanzione comminata dalla legge per la violazione accertata. L’argomentazione di cui sopra si rivela assorbente rispetto agli ulteriori motivi di doglianza contenuti nell’atto introduttivo del giudizio di appello, contenuti nel secondo motivo di gravame.
Il motivo di gravame concernente l’onere delle spese processuali è inammissibile in quanto non sostenuto da alcuna specifica censura alla sentenza impugnata.

Le spese seguono la soccombenza dell’appellante e si liquidano come da dispositivo ex d.m. n. 55/2014, per fase studio, fase introduttiva, fase decisoria, oltre IVA e CPA come per legge.

P .Q.M.

Il Tribunale di Messina, in persona del Giudice monocratico, definitivamente pronunciando sull’appello introdotto da R. S. s.p.a. avverso la sentenza n. 2672/2013, emessa dal Giudice di Pace di Messina, così provvede, nella contumacia della Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Messina, in persona del legale rappresentante pro tempore:

Rigetta l’appello.

Condanna l’appellante alla refusione delle spese processuali in favore di R. C., che liquida in euro 221,00 oltre IVA e CPA come per legge.

Messina, 10 aprile 2017.

Il giudice (dott.ssa Caterina Mangano)

Tags

Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti

 

Comodamente su Messenger.

Il servizio è gratuito e puoi cancellarti quando vuoi.

Solo le informazioni che contano, niente pubblicità.