Guide Legali

Tari gonfiata: la lettera per chiedere il rimborso.

Tari gonfiata: come scoprire se la tariffa è gonfiata e come chiedere il rimborso al comune.

tari-gonfiata-lettera-chiedere-rimborso
tari gonfiata, la lettera per chiedere il rimborso al comune

Il caso della tari gonfiata sta scatenando polemiche e grande indignazione.

Molti comuni, infatti, hanno applicato la tariffa in maniera errata, determinando in alcuni casi una maggiorazione pari al doppio del tributo effettivamente dovuto.

Per tale ragione Diritto.tv mette a disposizione dei propri lettori gratuitamente il modello della lettera per ottenere il rimborso delle somme pagate in eccesso.

Vediamo come comportarci in questa guida pratica.



In cosa consiste l’errore commesso dai comuni

Riprendendo l’esempio fatto dall’On.le Giuseppe L’Abbate (M5S) nell’interrogazione parlamentare che ha scatenato la bufera di questi giorni, supponiamo di avere un appartamento di 100 mq, con 30 mq di garage e 20 mq di cantina.

La quota variabile della Tari va applicata solo sull’abitazione principale (vale a dire su 100 mq) e non sulla somma della superficie complessiva degli immobili (quindi nel nostro esempio si tratta di 100 mq + 30 mq + 20 mq = 150 mq) come hanno fatto tanti comuni.

Infatti la quota variabile è rapportata al numero degli abitanti, ma questo valore si può calcolare solo per l’abitazione principale. Infatti, per le pertinenze, la legge considera che siano condotte da un solo occupante. Quindi niente maggiorazione.



I passi da fare per ottenere il rimborso.

Controllare la bolletta tari

La prima cosa da fare è controllare la bolletta inviata dal comune. Nel dettaglio delle somme da pagare viene indicata la superficie sottoposta a tassazione con tutte le unità immobiliari: abitazione, garage, cantina, posto auto, ecc…

Per ognuna di queste voci l’avviso riporta la somma dovuta per la quota fissa e quella per la quota variabile.

Mentre la quota fissa è dovuta per tutte le unità, la quota variabile è dovuta solo per l’abitazione principale, mentre non è dovuta per le altre unità (c.d. pertinenze).

Se accanto a queste voci ci è stata richiesta anche una somma per la quota variabile significa che quell’importo è stato richiesto illegittimamente ed è possibile ottenerne il rimborso.

Inviare una lettera al comune.

Dopo questo riscontro sommario occorre compilare una comunicazione secondo il modello allegato al comune. Si tratta di un’istanza di accesso agli atti ai sensi della legge 241/90, nella quale occorre richiedere: il resoconto degli addebiti degli ultimi 5 anni con il dettaglio dei conteggi e delle tariffe applicate.

Nella stessa lettera andrà richiesto, per il caso di addebiti illegittimi, anche il rimborso delle somme versate e non dovute.

La lettera può essere inviata a mezzo PEC all’indirizzo reperibile sul sito internet istituzionale, o a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento. La richiesta può anche essere depositata direttamente all’Ufficio Protocollo del Comune: in questo caso dovete presentarvi muniti di due copie, una per il comune e l’altra che dovrete conservare richiedendo l’apposizione del timbro del comune con il relativo numero di protocollo in entrata.

Se la gestione della Tari è affidata ad un soggetto diverso dal Comune l’istanza andrà presentata al al gestore, contro il quale andranno proposte eventuali azioni in caso di diniego del rimborso.



FAQ (Domande frequenti):

  • Per quali anni posso richiedere il rimborso?

Il rimborso può essere richiesto per gli ultimi 5 anni, quindi per gli anni compresi tra il 2012 ed il 2017 compresi. L’articolo 1 comma 164 della legge 296/2006 (finanziaria 2007), infatti, stabilisce che il rimborso delle somme versate in eccesso deve essere richiesto entro cinque anni dal giorno del versamento, o da quel diverso giorno in cui è stato accertato il diritto alla restituzione.

  • Entro quanto tempo mi deve rispondere il comune?

Il comune deve rispondere entro 30 giorni dalla ricezione della nostra richiesta, comunicandoci i dati richiesti e se intende o meno procedere al rimborso.

  • Cosa posso fare se il comune non mi risponde?

Se il comune non risponde nel termine assegnato sono conseguenze piuttosto gravi, tra le quali, oltre al diritto al risarcimento del danno, quando il rifiuto o il ritardo sono ingiustificati la possibilità di contestare al responsabile il reato previsto dall’art. 328 del codice penale, vale a dire l’omissione di atti d’ufficio punita con una multa e la reclusione fino ad un anno.

  • Entro quanto tempo il comune deve rimborsarmi?

Il rimborso deve essere effettuato dall’amministrazione comunale entro 180 giorni dalla richiesta.

  • Se il comune mi dice che non devo avere nulla?

In questo caso occorre esaminare attentamente le ragioni per le quali il comune dice che non è dovuto il rimborso. Il consiglio, in caso di diniego, è quello di rivolgersi ad un legale o ad una associazione di consumatori per verificare la fondatezza della propria pretesa.

Se il comune non vuol pagare, ma noi siamo certi della fondatezza della nostra richiesta, non rimarrà che procedere per via giudiziaria con l’assistenza di un legale dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale competente.



  • Che cos’è la Tari?

La Tari (acronimo di Tassa sui Rifiuti) è stata introdotta nel 2014 dalla Legge 147/13 ed è finalizzata al pagamento del servizio di trasporto, raccolta e smaltimento dei rifiuti. Per i comuni si tratta di un’entrata neutra, significa che il gettito deve essere pari al costi sostenuto dall’amministrazione per erogare il servizio.

Sono tenuti al pagamento tutti coloro che sono possessori o detentori (a qualsiasi titolo) di immobili potenzialmente idonei a produrre rifiuti. Per tale ragione, ad esempio, non sono tenuti al pagamento coloro che possiedono immobili privi di allacci alle utenze elettriche o idriche.

  • Come si calcola la tari?

La Tari prevede una quota fissa calcolata in base ai metri quadri di superficie dell’immobile, comprese le pertinenze. Inoltre è prevista una quota variabile che cambia a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare.

L’errore commesso dai comuni è proprio nell’applicazione di questa quota variabile che è stata richiesta anche per le pertinenze, mentre in realtà deve essere calcolata solo per l’abitazione.

Infatti il numero di abitanti incide una sola volta per tutti gli immobili e la relativa maggiorazione va applicata solo una volta sulla superficie totale (abitazione + pertinenze).

La lettera per ottenere il rimborso.

Il modello di lettera è disponibile per il download in formato PDF ovvero in formato editabile RTF.

Per scaricare il modello devi essere registrato a Diritto.tv.

Registrati. E’ gratis

(I tuoi dati personali non verranno mai comunicati a terzi. Leggi la nostra informativa sulla privacy)

Tags

Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti

 

Comodamente su Messenger.

Il servizio è gratuito e puoi cancellarti quando vuoi.

Solo le informazioni che contano, niente pubblicità.