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Ricorso ex art. 700 c.p.c. ammissibile anche in Commissione Tributaria

Sull’ammissibilità della tutela cautelare prevista dall’art. 700 c.p.c. si pronuncia favorevolmente la Commissione Tributaria Provinciale di Milano con una sentenza innovativa, che fornisce un’interpretazione sistematica delle cautele nell’ambito del processo tributario.

700 commissione tributaria
Per la CTP di Milano il 700 c.p.c. può essere concesso anche nel processo tributario

In materia di sospensione cautelare nell’ambito del processo tributario si è posto il problema della compatibilità tra il rimedio previsto dall’art. 47 del D.Lgs. 546/92 e quello di cui all’art. 700 c.p.c.

A detta di una parte della Dottrina, tale compatibilità andrebbe esclusa, laddove si consideri che nel processo tributario la tutela cautelare ordinaria, cioè la sospensione della esecuzione dell’atto impugnato, viene assicurata dall’art. 47 del D.Lgs. 546/92.



Altra parte della Dottrina, invece, ritiene possibile l’estensione della tutela ex art. 700 c.p.c., ad alcune situazioni in cui il pregiudizio non sarebbe rimediabile con lo strumento previsto dall’art. 47 D.Lgs. cit.. In particolare si tratta di tutte quelle situazioni, diverse da quelle riconducibili alla esecuzione di un atto impositivo o della sua riscossione, in cui manchi un atto da sospendere (si pensi al caso del rifiuto di un rimborso) dal quale, comunque derivi un danno grave ed irreparabile.

Questa seconda tesi è stata sposata in toto dalla sentenza in commento che ritiene applicabile l’art. 700 c.p.c. in virtù del generale richiamo dell’art. 1 del D.Lgs. 546/92 al Codice di Procedura Civile.

La vicenda giudiziaria

Una società, colpita da diverse iscrizioni ipotecarie richieste dall’agente della riscossione ricorre alla Commissione Tributaria chiedendone la cancellazione in via d’urgenza ai sensi dell’art. 700 c.p.c.

A sostegno del proprio ricorso deduce che le iscrizioni ipotecarie sono illegittime e che  l’iscrizione pregiudizievole ha comportato la segnalazione in centrale rischi e la conseguente impossibilità di accesso al credito (sia bancario che presso i fornitori) e di partecipazione alle gare di appalto.

Tale situazione, oltre che negativa per ‘impresa ricorrente, la cui stessa esistenza potrebbe risultare pregiudicata nelle more del giudizio, è altresì dannosa per l’Erario che rischia di non poter recuperare più il proprio credito.



Per i Giudici Tributari Milanesi, quindi, ben può applicarsi l’art. 700 c.p.c. e va ordinata la cancellazione delle ipoteche iscritte.

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Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

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