Notizie Giuridiche

Responsabilità medica e risarcimento danni.

L'ospedale deve eseguire tutti gli esami previsti dal protocollo medico, altrimenti deve risarcire il paziente sottoposto ad un intervento chirurgico troppo invasivo.

La Cassazione torna a pronunciarsi sulla responsabilità medica per l’errore dell’ospedale che non esegue tutti gli esami necessari.

Viene così riconosciuto al paziente il risarcimento dei danni per aver subito un intervento chirurgico che, se fossero stati fatti gli esami previsti dal protocollo medico, avrebbe potuto essere meno invasivo.

Due importanti sentenze del 13 ottobre scorso, rispettivamente la numero 24073 e 24074 riaffermano importantissimi principi in materia di responsabilità medica.

Nesso di causalità tra scelta sbagliata e mancato rispetto dei protocolli medici.

La prima pronuncia riguarda la vicenda di un paziente al quale è stato asportato un rene per la ritenuta esistenza di un cancro. Il successivo esame istologico tuttavia rivela che l’organo era affetto esclusivamente da un’infezione e che, per tanto, non era necessaria l’asportazione.

Male ha fatto il medico a non svolgere tutti gli esami preventivi previsti dal protocollo medico che avrebbero consentito di evitare l’asportazione del rene, decisa proprio sulla base delle informazioni incomplete. Per tale ragione vi è causalità tra il comportamento negligente del medico e operazione errata. L’ospedale deve risarcire il paziente, anche perché non è stato in grado di dimostrare che l’individuazione dell’infezione sarebbe stata complessa anche se gli esami omessi fossero stati eseguiti.

La negligenza negli interventi di routine si presume.

L’altra pronuncia riguarda la vicenda di una donna sottoposta a colecistectomia in laparoscopia: durante l’intervento insorgono complicanze e la donna subisce una lesione della via biliare principale.

Secondo la Cassazione, negli interventi di routine la complicanza iatrogena si presume. Tradotto in lingua italiana, significa che quando si verifica una complicanza negli interventi medici di routine, vi è la presunzione che questa complicanza sia frutto di omessa o insufficiente diligenza professionale, ovvero da imperizia.

Spetta al medico superare questa presunzione, dimostrando che le complicanze sono frutto di eventi imprevisti e imprevedibili, secondo la diligenza qualificata in base alle conoscenze tecnico-scientifiche del momento.

 

 

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Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

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