Guide Legali

Quanto costa andare dall’Avvocato?

Una domanda ricorrente alla quale proviamo a dare una risposta.

Quante volte ci siamo detti di lasciar correre per evitare di dover pagare le spese legali? In tempi di crisi, come questi, è sempre più frequente che le persone rinuncino a far valere i propri diritti per paura di vedersi recapitare parcelle esorbitanti.

La storia: una volta c’erano le tariffe.

Fino al Decreto Bersani la Legge Professionale del 1933 stabiliva una tariffa obbligatoria per legge che indicava, per ogni prestazione ed in base al valore della controversia, un compenso minimo e massimo per la prestazione professionale dell’avvocato.

Questo sistema, nella pratica già scarsamente applicato negli ultimi anni di vigenza, è stato in parte scardinato nel 2006, quando il decreto legge 223/2006 (Decreto Bersani) ha abolito le tariffe minime, liberalizzando di fatto i costi delle prestazioni legali. La riforma, tuttavia, si scontrava con la legge professionale vigente all’epoca che continuava ad avere efficacia precettiva e che manteneva invariato l’obbligo per gli avvocati di rispettare le tariffe minime, pena l’illecito disciplinare.

Altro punto qualificante della riforma del 2006 fu l’abolizione del divieto del patto di quota lite, vale a dire l’accordo mediante il quale cliente ed avvocato si accordano per un compenso pari ad una quota della cosa controversa (ad esempio il 20% della credito recuperato).

tariffe avvocato
Quanto costa andare dall’avvocato?

La riforma della legge professionale del 2012.

La Legge 31 dicembre 2012, n. 247 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale 18 gennaio 2013, n. 15) in parte recepisce i nuovi principi in materia di tariffe e ripristina il divieto del patto di quota lite: i compensi degli avvocati sono fissati esclusivamente dall’accordo tra professionista e cliente. Inoltre l’avvocato deve informare il cliente sulla presumibile complessità dell’incarico, stimando anche gli oneri economici per la prestazione richiesta. Se non c’è l’accordo, tuttavia, continuano ad essere applicabili le tariffe professionali sia nel minimo che nel massimo.

Nel 2012, però, viene anche adottato il D.M. 140, che abolisce la tariffa professionale e la sostituisce con dei parametri che valgono come riferimento per la liquidazione delle spese giudiziali, successivamente modificati dal D.M. 55/2014.

La situazione attuale.

Dopo anni di immobilismo, ed un passato recente di vorticose innovazioni, dal 29 agosto di quest’anno entra in vigore la Legge 4 agosto 2017, n. 124 (“Legge annuale per il mercato e la concorrenza”) che stabilisce l’obbligo del preventivo scritto per l’avvocato: il professionista è tenuto, al momento del conferimento dell’incarico, a comunicare per iscritto al cliente i costi presunti per lo svolgimento della prestazione (sia compensi professionali che spese).

Viene ribadito il principio dell’accordo tra le parti per la determinazione del compenso, con l’unico limite dell’adeguatezza con riferimento al decoro della professione.

compenso avvocato
Come si calcola il compenso di un avvocato?

Devo pagare l’avvocato anche se non mi rilascia il preventivo scritto?

Se non viene rilasciato il preventivo l’avvocato ha comunque diritto al compenso. Se le parti, però, non si accordano sulla somma, non resterà che lasciare la determinazione del compenso al giudice che, in questo caso, non potrà che applicare i parametri previsti dal D.M. 55/2014.

E’ comunque opportuno sottolineare che l’avvocato che non rilascia il preventivo scritto commette un illecito disciplinare sanzionabile dall’Ordine professionale.

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Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

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