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Minimi tariffari inderogabili: lo stop della Corte di Giustizia UE

I minimi tariffari inderogabili sono illegittimi secondo la Corte di Giustizia UE poichè vincolano la libertà di concorrenza.

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Minimi tariffari inderogabili per legge: la Corte di Giustizia UE dice no.

Minimi tariffari inderogabili: arriva lo stop della Corte di Giustizia UE

Cliente ed avvocato possono stabilire un compenso inferiore ai minimi tariffari inderogabili fissati dall’Ordine Professionale?

La legge può imporre ad un giudice di liquidare il compenso all’avvocato senza violare il minimo tariffario?

Secondo la Corte di Giustizia UE no, le tariffe sono liberamente determinabili anche sotto al minimo tariffario, perché le tariffe sono scritte da un’associazione di categoria che non persegue alcun interesse pubblico.

Il nuovo stop ai minimi tariffari inderogabili proviene da una sentenza della Corte di Giusizia europea chiamata a pronunciarsi in una controversia in materia di libera concorrenza nell’ambito delle professioni liberali con riferimento all’art. 36 della legge forense bulgaro, ma il principio espresso dai giudici vale per tutti gli Stati Membri.

Un avvocato bulgaro si attiva per recuperare la propria parcella rimasta insoluta, ma invece di ottenere l’ingiunzione di pagamento richiesta, rischia di essere sanzionato per aver violato i minimi tariffari: la somma richiesta per i compensi professionali, infatti, è inferiore all’onorario minimo fissato dalla legge forense.

La questione, quindi, riguarda la possibilità per avvocato e cliente di pattuire un compenso minimo inferiore rispetto ai limiti imposti dall’ordine professionale di appartenenza a pena di sanzione disciplinare (richiamati da una norma nazionale) e se una diversa previsione sia compatibile o meno con l’art. 101 del TFUE (il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) che disciplina il divieto di accordi anticoncorrenziali.

La Corte premette che questa disposizione trova applicazione esclusivamente con riguardo alla condotta delle imprese e non quando si discuta di norme emanate dagli Stati Membri ai quali, tuttavia, ai sensi dell’art. 4 par. 3 TUE, è preclusa la possibilità di adottare provvedimenti legislativi finalizzati a elminare o eludere i divieti imposti dalla normativa europea.

Per la Corte, un ordine professionale altro non è che un’associazione di categoria, quindi un soggetto privato poiché i membri che lo compongono sono tutti avvocati che non perseguono altri interessi se non quelli propri della categoria di appartenenza, con esclusione di interessi di carattere generale o degli utenti dei servizi legali.

Le tariffe fissate dall’ordine, inoltre, sono determinate esclusivamente in base all’interesse dei professionisti e su queste lo Stato non esercita alcun controllo di merito.Tanto basta per ritenere applicabile l’art. 101 TFUE e quindi per dichiarare che la fissazione di minimi tariffari inderogabili è in contrasto con la normativa europea sulla libera concorrenza.

Rimane sempre comunque fermo l’obbligo per il giudice del rinvio se la norma nazionale, pur in contrasto con la legislazione europea, persegua obiettivi legittimi e per questo la sua osservanza sia necessaria per attuarli: solo in questo caso una restrizione della libera concorrenza sarà legittima.

58. Alla luce dei suesposti rilievi, occorre rispondere alle questioni prima, seconda e terza dichiarando che l’articolo 101, paragrafo 1, TFUE, in combinato disposto con l’articolo 4, paragrafo 3, TUE, dev’essere interpretato nel senso che una normativa nazionale come quella oggetto dei procedimenti principali, la quale, da un lato, non consenta all’avvocato e al proprio cliente di pattuire un onorario d’importo inferiore al minimo stabilito da un regolamento adottato da un’organizzazione di categoria dell’ordine forense, quale il Consiglio superiore dell’ordine forense, a pena di procedimento disciplinare a carico dell’avvocato medesimo, e, dall’altro, non autorizzi il giudice a disporre la rifusione degli onorari d’importo inferiore a quello minimo, è idonea a restringere il gioco della concorrenza nel mercato interno ai sensi dell’articolo 101, paragrafo 1, TFUE. Spetta al giudice del rinvio verificare se tale normativa, alla luce delle sue concrete modalità applicative, risponda effettivamente ad obiettivi legittimi e se le restrizioni così stabilite siano limitate a quanto necessario per garantire l’attuazione di tali legittimi obiettivi.

Corte di Giustizia Europea, Sentenza del 23 novembre 2017, C427/16 e C428/16

 

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Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

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