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Malattia psichica e affidamento condiviso. E’ possibile?

Non c'è alcun automatismo tra la patologia psichica di un genitore e l'affidamento esclusivo all'altro. Occorre sempre verificare il pregiudizio che potrebbe subire la prole dall'affidamento al genitore malato.

AVVOCATO RISPONDE
Buongiorno avvocato, la madre dei miei figli ha detto loro che se non avrà quello che dice lei verranno messi in una casa famiglia.
La informo che la mia ex e’ è affetta da disturbo bipolare persecuzione maniacale.
Io sono sano mentalmente, fisicamente e stabile da un punto di vista economico.
Mi può cortesemente rispondere: che fino faranno i miei meravigliosi figli minorenni?
La ringrazio infinitamente

Buongiorno,

l’affidamento “predefinito” nella separazione è quello condiviso: vale a dire che l’educazione e le scelte principali della vita dei figli devono essere compiute congiuntamente da entrambi i genitori. D’altronde la separazione non fa venire meno gli obblighi genitoriali che gravano sul padre e sulla madre in eguale misura (educazione, istruzione, assistenza, ecc…).

Quando uno dei due genitori è affetto da una patologia psichica occorre valutare la singola situazione per capire se sia giustificato o meno un affido esclusivo al coniuge sano. In sostanza non c’è alcun automatismo tra patologia psichica del genitore e affidamento esclusivo all’altro.

Questa scelta è rimessa all’apprezzamento del Tribunale e segue dei criteri elaborati dalla giurisprudenza nel tempo. In particolare, occorre verificare se l’esercizio della potestà genitoriale da parte della mamma che soffre di queste patologie potrebbe risultare pregiudizievole per l’interesse morale e materiale dei figli: in altri termini occorrerebbe verificare se la donna è in grado di decidere con lucidità ed efficacia o meno.

Oltretutto la capacità di essere genitori è anche quella di saper dare stabilità e sicurezza ai figli, anche salvaguardando i rapporti con l’altro genitore.

Pertanto, ove si dovesse ravvisare da un lato che la mamma non è idonea ad educare i figli recando loro pregiudizio e, al tempo stesso, che il padre è invece idoneo, si potrà procedere ad un affido esclusivo.

Nella prassi questa evenienza è piuttosto infrequente, proprio per la difficoltà di preservare il rapporto tra i figli e il genitore non affidatario che rimarrebbe escluso dalla loro vita. I Tribunali rimettono quasi sempre la valutazione della idoneità genitoriale ad una consulenza tecnica che stabilisca il grado di intensità della patologia psichica e l’eventuale probabilità che questa si trasformi in un pregiudizio per i figli.

Solo in quest’ultimo caso la scelta sarà quella dell’affido esclusivo. Con maggiore frequenza si assiste a scelte “intermedie”, vale a dire che fermo l’affido condiviso, si opta per la collocazione prevalente del figlio presso il genitore “sano” al quale sarà rimesso anche il non facile compito di assicurare e conservare i rapporti della prole con il genitore non collocatario.

Saluti.


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Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

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