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Lite tra automobilisti. Cosa si rischia?

Può costare davvero caro litigare tra conducenti: non basta essere incensurati per passarla liscia.

lite tra automobilisti
Un lite tra automobilisti può costare cara

A tutti capita di perdere le staffe al volante: una manovra azzardata, una precedenza non data, il parcheggio rubato. Sono tutte situazioni che si presentano quotidianamente per chi è al volante e rimanere calmi a volte è davvero difficile.

Così può capitare di reagire in maniera esagerata, specialmente se dall’altra parte troviamo qualcuno che vuole proprio avere ragione.

Questi episodi, tuttavia, possono degenerare in situazioni veramente complicate e finire in tribunale dove si rischia di rimpiangere quel giorno in cui non abbiamo saputo mantenere la calma.

Bene avrebbe fatto a rimanere calmo il protagonista di questa vicenda giudiziaria, accusato di violenza privata e danneggiamento dopo essersi reso protagonista di un’aggressione verbale ai danni di un altro uomo, proprio per questioni legate alla circolazione stradale.



La vicenda giudiziaria

Una manovra azzardata e, come reazione, un sorpasso e l’auto di traverso per impedire all’altro di ripartire.

Così comincia la lite tra due uomini, uno dei quali scende dalla propria auto e si dirige minaccioso verso il finestrino dell’altro conducente che rimane a bordo del proprio veicolo nel quale stava viaggiando insieme alla moglie ed ai tre figli.

Il diverbio degenera, tanto che l’uomo sferra un calcio all’auto dell’altro danneggiando lo specchietto retrovisore e finisce sotto processo.

Il procedimento penale che ne scaturisce, tuttavia, si conclude con la remissione di querela relativamente al danneggiamento e, per il reato di violenza privata (procedibile d’ufficio), ritenuta la particolare tenuità del fatto, il Tribunale pronuncia sentenza di non doversi procedere (art. 469 co. 1 bis c.p.p.) per la «particolare tenuità del fatto», rilevato anche che l’imputato era incensurato.

Sembrerebbe tutto concluso per il meglio, salvo che il P.M. ricorre in Cassazione, la quale accoglie il ricorso stabilendo che per la ricorrenza della «particolare tenuità» occorre valutare correttamente diversi parametri: a) le concrete modalità della condotta; b) l’esiguità del danno e del pericolo; c) la non abitualità della condotta.

E sono proprio le «concrete modalità della condotta» ad inchiodare l’uomo che si era abbandonato ad un comportamento aggressivo e violento per futili motivi (quali sono senz’altro quelli relativi alla circolazione stradale), compiendo una manovra pericolosa e insistendo nell’atteggiamento anche di fronte alla moglie ed ai figli del querelante che, atterriti, erano rimasti chiusi in auto.

Un comportamento come quello contestato all’uomo non può mai ritenersi di particolare tenuità.



Questa la massima:

E’ esclusa la particolare tenuità del fatto se l’automobilista, responsabile di violenza privata e danneggiamento, sferra un colpo violento allo specchietto del veicolo, rompendolo, il tutto sotto gli occhi terrorizzati di moglie e bambini. Non rileva la circostanza che l’imputato sia incensurato. Cassazione, Quinta Sez. Penale, sentenza n. 48352 del 20-10-2017

 

 

 

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Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

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