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Inquilino moroso: posso staccargli l’acqua?

Ho affitato un appartamento che ha l'impianto dell'acqua centralizzato. L'inquilino non mi paga l'affitto da sei mesi e ha accumulato oltre 700 euro di debito per l'acqua con il condominio. Cosa posso fare?

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Come comportarsi se l’inquilino non paga l’acqua in condominio?

In ambito condominiale la fornitura dell’acqua ai singoli appartamenti può essere effettuata con contatori diversi (uno per appartamento) oppure centralizzata. In questo caso la ripartizione dei costi di fornitura avviene con dei contatori a valle del contatore generale (uno per ciascuna utenza) oppure in base alle tabelle millesimali.

Vediamo come comportarci se il condomino non paga il dovuto quando l’impianto è centralizzato.



Distacco acqua per morosità

In linea di principio il distacco dell’acqua al condomino moroso è disciplinato dall’art. 63 delle disposizioni di attuazione del Codice Civile, in base al quale, nella materia che interessa: “…in caso di mora nel pagamento dei contributi che si sia protratta per un semestre, l’amministratore può sospendere il condomino moroso dalla fruizione dei servizi comuni suscettibili di godimento separato“.

Per l’applicazione di questa norma, però, è necessario che l’impianto centralizzato preveda tecnicamente la possibilità di interrompere la fornitura al condomino moroso e, quindi, che vi sia un contatore a valle del contatore condominiale relativo ad ogni singola utenza. In caso contrario, non è possibile procedere al distacco, in quanto si toglierebbe evidentemente l’acqua a tutti gli appartamenti.

Anche se astrattamente fosse possibile interrompere la fornitura, occorre precisare che su questo punto vi sono interpretazioni giurisprudenziali piuttosto diversificate: alcuni tribunali hanno ammesso la possibilità di sigillare i contatori dell’acqua [1], mentre altri hanno negato questa possibilità considerando che l’acqua è un bene primario la cui privazione potrebbe violare il diritto alla salute previsto dalla nostra Costituzione [2].

Questa seconda impostazione sembra avvalorata anche dalla recente evoluzione normativa in materia.

Il DPCM 29 agosto 2016, rivolto tuttavia ai gestori del servizio idrico, stabilisce che il distacco dell’acqua agli utenti morosi deve tener conto di diversi fattori, mettendo in primo piano le esigenze di tutela della salute e gli aspetti igienico sanitari.

Il decreto, inoltre, prevede il c.d. quantitativo minimo vitale di acqua, cioè quel quantitativo ritenuto necessario per garantire il soddisfacimento dei bisogni essenziali dell’individuo a fini alimentari ed igienico sanitari, par a 50 litri al giorno per abitante.

Questo quantitativo deve essere comunque garantito agli utenti morosi che versino in condizioni economiche di disagio.

Per tale ragione, sembra doversi escludere il ricorso ad una misura come quelle prospettata nel quesito.



 

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Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

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