Notizie Giuridiche

Il datore di lavoro può spiarci con le telecamere?

Vediamo in quali casi l'uso delle telecamere sul luogo di lavoro è legittimo.

Un metodo molto diffuso per difendersi dai furti è quello di installare delle telecamere che riprendono particolari zone della nostra proprietà.

Quando le telecamere anti-furto vengono installate all’interno dei luoghi di lavoro occorre però fare i conti con l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori  (*) che, nella sua versione riformata dal Jobs Act, prevede ancora il divieto per il datore di lavoro di effettuare riprese per controllare l’attività dei propri dipendenti senza seguire una particolare procedura.

telecamera sui luoghi di lavoro
Una telecamera sui luoghi di lavoro. In quali casi è legittima?

La Cassazione, con la Sentenza n. 22148 dell’8 maggio 2017, ribaltando l’orientamento precedente (Sentenza “Banti” n. 22611 del 17 aprile 2012) secondo il quale era sufficiente il semplice consenso del lavoratore per ritenere legittime le riprese, ha riaffermato la necessità di rispettare le procedure previste dall’art. 4 della L. 300/70.

Secondo questa norma, infatti, è necessario che l’installazione delle apparecchiature e le modalità di utilizzo siano preventivamente concordati con le rappresentanze sindacali ovvero, in mancanza di accordo, vengano autorizzate dalla Direzione Territoriale del Lavoro.

Senza il rispetto di queste procedure le riprese sono illegittime e la condotta del datore di lavoro è penalmente sanzionata.

Proprio sulla base di questo principio un lavoratore aveva fatto ricorso all’Autorità Giudiziaria, lamentando l’illegittima istallazione di una telecamera all’ingresso del suo ufficio che, secondo quanto affermato dal dipendente, sarebbe stata installata dal dirigente per controllare la sua attività poiché consentiva di rilevare anche attività che si svolgevano all’interno dell’ufficio.

Ebbene, in questo caso, la Cassazione (Sent. 46428/2017) ritiene corretto l’operato del dirigente: infatti, qualora le telecamere riprendano immagini di luoghi visibili anche dall’esterno, non è configurabile la violazione dell’art. 615 bis c.p. (Interferenze illecite nella vita privata).

In questo caso, infatti, le riprese sono “assimilabili a quelle realizzate in luogo pubblico o aperto al pubblico e, come tali, non possono essere ricomprese tra i comportamenti incriminati dall’articolo 615 bis cp.

Riprese sul luogo di lavoro:

  • Se riprendono l’attività dei dipendenti all’interno dei luoghi di lavoro devono essere installate seguendo le procedure di accordo sindacale o autorizzazione previste dall’Art. 4 dello Statuto dei Lavoratori;
  • Se riprendono l’attività dei dipendenti che comunque risultino visibili dall’esterno del luogo di lavoro l’installazione è legittima se effettuata in funzione di prevenzione dei furti.

(*) L’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970) prevede la possibilità di installare impianti audiovisivi per il rilevamento ed il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori solo previo accordo sindacale.

Di seguito riportiamo il testo dell’articolo.

Articolo 4.

1. Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In alternativa, nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In mancanza di accordo, gli impianti e gli strumenti di cui al primo periodo possono essere installati previa autorizzazione delle sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, della sede centrale dell’Ispettorato nazionale del lavoro. I provvedimenti di cui al terzo periodo sono definitivi. (2) 2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze. 3. Le informazioni raccolte ai sensi dei commi 1 e 2 sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.

(1) Articolo così sostituito dall’art. 23, comma 1, D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 151, a decorrere dal 24 settembre 2015, ai sensi di quanto disposto dall’art. 43, comma 1 del medesimo D.Lgs. n. 151/2015.

(2) Comma così modificato dall’art. 5, comma 2, D.Lgs. 24 settembre 2016, n. 185, a decorrere dall’8 ottobre 2016, ai sensi di quanto disposto dall’art. 6, comma 1, del medesimo D.Lgs. n. 185/2016.

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Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

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