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Divieto di licenziamento delle mamme.

Per legge italiana il datore di lavoro non può licenziare la lavoratrice madre dall'inizio del periodo di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino.

Licenziamento di una donna solo perché è incinta o perché ha appena partorito, è un gesto moralmente riprovevole.

Per legge italiana il datore di lavoro non può licenziare la lavoratrice madre dall’inizio del periodo di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. Inoltre, dopo l’approvazione del Jobs Act la lavoratrice ha diritto a percepire l’indennità di maternità anche in caso di dimissioni volontarie se queste vengono rassegnate durante il periodo indicato. Gli stessi principi si applicano in caso di adozione o di affidamento entro un anno dall’arrivo del bimbo in famiglia.

Il divieto di licenziamento opera anche se il datore di lavoro non conosceva lo stato di gravidanza della lavoratrice, anche perché vige la presunzione che il concepimento sia avvenuto 300 giorni prima della data presunta per il parto riportata nel certificato medico.

In alcuni casi, tuttavia, il licenziamento della lavoratrice madre è ammesso.

In caso di cessazione dell’attività.

Quando l’impresa per la quale si lavora viene chiusa definitivamente la legge consente il licenziamento della lavoratrice neo mamma o incinta. La cessazione deve essere totale: per tanto può essere impugnato il licenziamento quando magari viene chiusa solo una dipendenza o una attività presso la quale era impiegata la donna e non l’intera impresa.

In caso di sussistenza della giusta causa.

La giusta causa di licenziamento è quella che non consente la prosecuzione, neanche provvisoria del rapporto di lavoro. In questo caso la frattura del rapporto fiduciario tra lavoratrice e datore di lavoro è talmente grave da superare anche il sistema di tutele previsto dalla legge per le donne in gravidanza o che abbiano appena partorito. In questo caso, comunque, la donna non perde il diritto all’indennità di maternità.

Mancato superamento della prova.

Se non viene superata la prova, al termine del periodo il datore di lavoro sarà legittimato a licenziare la donna.

Altri casi.

In altre situazioni, pur non potendosi parlare di licenziamento, alla donna non spetta la conservazione del rapporto di lavoro sebbene sia incinta o abbia appena partorito.

In particolare si tratta dei casi in cui sopraggiunga la scadenza del rapporto di lavoro a tempo determinato, o quando (sempre in un contratto a tempo determinato) si concluda l’attività per la quale la lavoratrice era stata assunta.

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Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

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