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Corruzione: tutelato chi denuncia la corruzione.

E' legge il sistema di tutele per chi denuncia la corruzione sui luoghi di lavoro

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Approvato in via definitiva il disegno di legge per tutelare i whistleblowers

Il 15 novembre scorso il Parlamento Italiano ha approvato in via definitiva la legge, fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle (prima firmataria l’On.le Francesca Businarolo), che tutela i dipendenti che denunciano episodi di corruzione all’interno dell’azienda per cui lavorano.

Il sistema di tutele riguarda non solo i dipendenti gli enti pubblici, ma anche quelli degli enti pubblici economici e degli enti di diritto privato sotto controllo pubblico.

Per il settore privato la legge prevede un’estensione delle tutele ai whistleblowers, prescrivendo una serie di adempimenti nella predisposizione dei modelli organizzativi imposti dalla legge 231.

In sintesi, queste sono le principali novità del testo di legge, approvato in via definitiva dalla Camera dei Deputati ed in attesa di pubblicazione.

Chi denuncia sarà più garantito.

L’autore della segnalazione che si rivolge all’Autorità Giudiziaria, all’ANAC o ai responsabili anticorruzione della propria azienda non potrà subire ritorsioni da parte del datore di lavoro. Sarà vietato, quindi, licenziare, trasferire o demansionare il dipendente o assoggettarlo a misure disciplinari.

Nel caso in cui dovessero essere adottati atti discriminatori (licenziamento, trasferimento, sanzione), questi sono nulli. Oltretutto, l’onere della prova viene invertito e sarà il datore di lavoro a dover dimostrare che il provvedimento adottato non ha alcun collegamento con la denuncia formulata dal dipendente.

Garantita la Segretezza.

Chi denuncia episodi di corruzione non può farlo in forma anonima: tuttavia il nome e l’identità del whistleblower sono segreti e, in caso di procedimento penale, il segreto potrà estendersi anche oltre la chiusura delle indagini preliminari. All’Anac spetta ora il compito di fornire linee guida per tutelare l’identità di chi effettua la segnalazione.

Whistleblower cosa significa?E’ il nome che viene dato a chiunque denuncia alle Autorità atti di corruzione o malaffare, attività illecite o fraudolente. Per una definizione più approfondita consulta la voce “whistleblower” su Wikipedia

Previsto un sistema di Sanzioni per chi commette atti discriminatori.

Nel caso in cui il whistleblowe fosse oggetto di atti discriminatori potrà segnalarli, direttamente o tramite associazione sindacale, all’Anac che potrà comminare, in caso di accertata responsabilità del datore di lavoro, una sanzione pecuniaria amministrativa fino a 30mila euro.

Se c’è calunnia cadono le tutele.

Se l’autore della denuncia viene condannato (anche in primo grado) per calunnia, diffamazione o altri reati commessi con la denuncia o quando sia accertata la sua responsabilità civile per dolo o colpa grave, non sarà applicabile alcuna delle tutele previste dalla legge. Questo per scongiurare evidentemente impieghi strumentali del potere di segnalazione.

Sistema di garanzie applicabile anche al settore privato.

Il sistema di tutele e garanzie vale:

  • per tutte le amministrazioni pubbliche;
  • per gli enti pubblici economici;
  • per gli enti di diritto privato sotto controllo pubblico;
  • per i dipendenti di  imprese che forniscono beni e servizi alla P.A.

Per il settore privato si prevede che nei modelli organizzativi e di gestione siano inseriti il divieto di compiere atti ritorsivi e di adottare misure per garantire la segretezza sull’identità di chi effettua segnalazioni. Inoltre, il sistema di tutele contro atti discriminatori o ritorsivi è integralmente applicabile.

La rivelazione di segreto non è reato se la segretezza si viola per denunciare atti di corruzione.

Viene introdotta una giusta causa di rivelazione di segreti d’ufficio, costituita appunto dall’interesse del sistema a combattere la corruzione in ambito pubblico e privato. E’ bene precisare che scriminante non opera nei rapporti di consulenza o di assistenza ovvero quando il segreto venga rivelato con modalità e canali diversi rispetto a quelli previsti dalla legge.

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Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

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