Notizie Giuridiche

Chirurgia estetica e danno da cicatrice.

L'aspetto è un elemento fondamentale nel gestire il rapporto con l'altro sesso e va preservato. Quando viene compromesso, spetta il risarcimento del danno.

Va risarcito il danno per l’intervento di chirurgia estetica non riuscito perché provoca ansia, insicurezza con l’altro sesso ed uno stato di sofferenza permanente.

Questo è quanto ha stabilito la cassazione con l’ordinanza numero 25109 del 24 ottobre 2017 a conclusione del giudizio intentato da una giovane donna che aveva citato per danni una clinica ed il suo medico chirurgo dopo essersi sottoposta a diversi interventi chirurgici, non riusciti.

In particolare, l’intervento di ingrandimento del seno non era andato come sperato e, anzi, aveva lasciato delle brutte cicatrici che, nonostante due successivi interventi, non era stato possibile eliminare.

Il danno lamentato dalla donna riguarda sia la sfera morale che quella patrimoniale, in quanto all’epoca dei fatti aveva appena iniziato una carriera di modella e indossatrice che non aveva potuto proseguire proprio in conseguenza degli interventi chirurgici errati.

La Corte d’Appello, con decisione confermata dalla Cassazione con l’ordinanza in commento, ha riconosciuto il risarcimento in considerazione del fatto che le traversie sopportate per effetto degli interventi chirurgici, “oltre che provocare tracce somatiche antiestetiche, hanno determinato una sofferenza somatica“. La depressione che ne è conseguita, inoltre, è andata via via diminuendo fino a stabilizzarsi in un equilibrio di sofferenza permanente con implicazioni fisiche, psichiche e relazionali.

Il danno biologico che ne è conseguito è tuttavia quantificabile con difficoltà e occorre fare ricorso al criterio equitativo tenendo presenti lo stato di ansia, di insicurezza, la compromissione della sfera affettiva in generale e il rapporto con l’altro sesso.

 

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Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

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