Guide Legali

Acquisti online: quando è possibile ripensarci?

Il commercio elettronico è in forte espansione e aumentano le esigenze di tutela dei consumatori. Vediamo quali strumenti abbiamo a disposizione se abbiamo acquistato qualcosa e dopo l'acquisto cambiamo idea.

diritto di recesso
Il diritto di recesso nel commercio online

I dati dell’e-commerce sono assolutamente incoraggianti ed in controtendenza con gli acquisti sui classici canali delle vendite al dettaglio.

Secondo le stime di Netcomm, il Consorzio del commercio elettronico italiano, il 2017 dovrebbe chiudersi con un trend positivo, tanto che in soli quattro anni il valore degli scambi passerà dai 12 miliardi del 2013 ai 24 miliardi del 2017.

 

L’aumento degli scambi porta con sé anche l’aumento delle criticità in questo settore, legate maggiormente al possibile disallineamento delle legislazioni tra lo Stato dell’acquirente e quello del venditore e alle distanze fisiche tra la sede dell’e-shop e del consumatore.

In ambito europeo, tuttavia, i rischi sono più limitati e lo sforzo del legislatore dell’Unione va nel senso di ridurre le distanze tra le parti, offrendo strumenti e tutele nuove grazie anche alla rete internet.

Vediamo in questa guida quali sono gli strumenti che il consumatore europeo ha a disposizione nel caso in cui, dopo aver acquistato un prodotto on line intenda restituirlo.



Il diritto di recesso.

Quando si acquista un prodotto, specialmente in rete, il tempo per valutare le caratteristiche e i prezzi di un bene è sufficiente ad avere una panoramica abbastanza esauriente: i cataloghi on line sono ricchi di dettagli e possiamo contare spesso sulle opinioni degli utenti che hanno già acquistato prima di noi quel prodotto.

Tuttavia c’è differenza tra una fotografia ed un oggetto nella realtà, o magari quello che va bene ad altri non incontra il nostro gradimento.

In questo caso possiamo recedere dal contratto ai sensi degli art. 52 e s.s. del Codice del Consumo, comunicando formalmente la nostra volontà al venditore.

Diciamo subito che il recesso non è sempre possibile: ci sono delle situazioni in cui la legge non consente al consumatore di ripensarci.

L’elencazione è abbastanza ampia (trovate un estratto della legge nel pdf allegato in fondo alla pagina), ma si può dire che il recesso non è ammesso in tutti quei casi in cui il consumo del prodotto è istantaneo oppure il prodotto è stato costruito o modificato proprio per noi (si pensi al caso di un vestito su misura o di una maglietta personalizzata).

In questo caso, per altro, se non ci dovessimo ritenere soddisfatti del prodotto perché non ha le caratteristiche promesse o è difettoso, avremmo la possibilità di far valere la garanzia sulla vendita.

Poiché questo argomento, comunque, è abbastanza ampio ed articolato, lo affronteremo in un’altra guida.

Una domanda che ci viene fatta spesso è se sia possibile recedere da un acquisto online in saldo: la risposta è assolutamente affermativa, poiché questo diritto non può essere escluso se non dalla legge. E i saldi non rientrano tra le ipotesi di esclusione del recesso previste dall’art. 59 del Codice del Consumo.



L’obbligo di informazione.

Torniamo al nostro diritto di recesso.

E’ bene sapere che il venditore ha uno specifico obbligo di informazione nei nostri confronti: deve infatti chiarire in maniera esauriente sia se il recesso è possibile, sia in che modo possiamo esercitarlo.

Se queste informazioni non ci vengono messe a disposizione la legge prevede addirittura la nullità del contratto (oltre ad un cospicui aumento dei termini per far valere i nostri diritti).

Se il recesso è previsto, abbiamo 14 giorni di tempo per esercitarlo.

Il venditore, a sua volta, ha 14 giorni dalla nostra comunicazione per rimborsarci il prezzo pagato e le spese di spedizione. Per queste ultime avremo diritto solo al rimborso delle spese di spedizione ordinaria: quindi se abbiamo richiesto una spedizione particolare o express, il maggior costo rispetto alla spedizione ordinaria non ci verrà rimborsato.

La restituzione del prodotto.

Il prodotto va restituito integro: questo significa che potremo aprire la confezione, verificarne il contenuto, provare il prodotto e restituirlo purché non sia danneggiato.

Se l’oggetto si dovesse rompere mentre lo stiamo provando, potremo comunque recedere, ma la legge prevede in questo caso che il rimborso del prezzo si ridurrà proporzionalmente alla riduzione di valore del bene.

Se abbiamo acquistato una tazza e, mentre la togliamo dall’imballo, ci cade dalle mani rompendosi in pezzi, non potremo certo sperare di restituirla ed ottenere un rimborso.



I contratti collegati.

Un’ultima precisazione: il recesso fa venir meno non solo il contratto principale, ma anche gli altri contratti collegati.

Questo significa che se al momento dell’acquisto abbiamo sottoscritto ad esempio un’estensione di garanzia o un supporto all’installazione, anche questi contratti verranno meno e avremo diritto al rimborso del loro costo.

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Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

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