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Accertamento bancario dell’Agenzia delle Entrate: come difendersi?

L'accertamento fiscale sul conto corrente del contribuente è uno strumento a disposizione dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza per scoprire l'evasione fiscale. Vediamo cosa fare per difendersi.

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Accertamento bancario agenzia entrate e controllo del conto che fare?

Il conto corrente bancario è una fonte importantissima di informazioni per chi svolge un accertamento fiscale poichè consente di verificare con precisione tutte le entrate e le uscite di un contribuente senza doversi affannare in indagini e ricerche troppo complicate.

Come viene individuato il conto corrente da controllare?

Il contribuente viene selezionato per il controllo attraverso l’anagrafe bancaria dei conti correnti, un grande database nel quale sono inseriti tutti i rapporti bancari con l’indicazione delle operazioni eseguite su ciascun conto oppure attraverso il redditometro, uno strumento che consente al fisco di determinare la capacità di spesa di un soggetto in base al patrimonio posseduto ed alle spese effettuate (auto, vacanze, ecc…)

L’Agenzia delle Entrate deve essere autorizzata?

Una volta individuata la situazione anomala, quando cioè l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza riscontrano una possibile evasione fiscale, prima di accedere al conto corrente, devono essere autorizzati attraverso procedure interne: gli ispettori dell’Agenzia devono essere autorizzati dal Direttore Centrale o dal Direttore Regionale. Per gli agenti della Guardia di Finanza l’autorizzazione viene concessa dal Comandante Regionale.

Come si svolge l’accertamento fiscale sul mio conto?

L’accesso ai dati del conto corrente avviene direttamente presso la filiale dell’istituto di credito, dopo l’orario di apertura al pubblico e alla presenza del responsabile di filiale. Il titolare del conto corrente ha diritto di essere tempestivamente informato, tuttavia durante la fase dei controlli non può svolgere alcuna difesa.

Cosa significa inversione dell’onere della prova?

Si tratta di una presunzione: tutti i versamenti registratI sul conto corrente dei quali non riusciamo a dimostrare la provenienza vengono considerati come entrate in nero. Per le imprese l’inversione dell’onere della prova vale anche per i prelievi quando sono superiori a mille euro al giorno o cinquemila euro in un mese.

Se il contribuente non riesce a dimostrare da dove sono entrati quei soldi (per le imprese anche dove e come sono stati spesi) , l’accertamento fiscale è pressoché inevitabile poiché il contribuente – secondo una recente sentenza della Cassazione (Sent. 25911/2017) – non ha la possibilità di contestare le accuse dell’Agenzia delle Entrate fino a quando non ha in mano l’accertamento con il quale il fisco richiede il pagamento delle maggiori imposte evase.

Cosa si può fare per difendersi dall’accertamento bancario?

Purtroppo l’unico strumento, vista anche la giurisprudenza appena richiamata, è il ricorso giudiziario contro l’accertamento: in questo caso si dovrà essere pronti a dimostrare “carte alla mano” che la fonte dei movimenti di denaro contestati è legittima perché esente da tassazione o perché già tassata alla fonte.

 

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Fabrizio Gareggia

Avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Perugia - Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l'Università degli Studi di Perugia con una tesi in Diritto del Lavoro sul tema "Il principio di non contestazione nel processo del lavoro - Cass. SSUU 761/2002". Esercita la professione legale nel proprio studio sito in Bastia Umbra (PG)

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